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  • Black Metal - Il sangue nero di Satana
  • Vincenzo Trama
  • Il Foglio Edizioni
  • pp. 390
  • isbn: 978-88-76064-08-1
  • prezzo: 18 €

Black Metal - Il sangue nero di Satana, scritto dal giovane Vincenzo Trama, è un saggio sulle band che hanno dato vita a quel genere estremamente complesso ed affascinante che è il black metal. Una particolare attenzione è ovviamente prestata alla scena Europea degli anni '90, specialmente a quella norvegese. Non si parla dunque di tutta la storia del black metal, ma di poche pietre miliari, vale a dire quei nomi che hanno dato vita e portato avanti l'aspetto più puro della musica black e della cultura blackster. Evitati quindi i nomi più commerciali o moderni.

Il volume si sviluppa partendo dagli album e dalla storia delle band, argomenti commentati e trattati con ottica giornalistica (sebbene sia lo stesso autore a precisare nella prefazione di non essere un giornalista). Il merito più grande di Trama è quello di commentare con spirito critico il mondo del black metal, partendo proprio dalla musica e rifuggendo da tutti i luoghi comuni che troppo spesso sbucano fuori quando si parla di black metal. Questo vale sopratutto quando si parla delle vicende di cronaca che hanno reso famosi personaggi come Burzum o Euronymous. L'unica sua pecca è che, proprio quando si parla delle vicende legate alle band o alla vita dei singoli musicisti, la scrittura rischia di diventare eccessivamente ripetitiva, rallentando la linearità di cui dicevo sopra.

Nel complesso Black Metal-Il sangue nero di Stana risulta un libro lineare e facile da leggere, che ha tutti i conti in regola per essere un prezioso strumento nelle mani di chiunque desideri tentare un primo approccio ad un genere musicale che ultimamente sta riscoprendo un discreto seguito di pubblico, anche se sotto forme decisamente nuove rispetto alla realtà più "true" degli anni '90.

Per parlare un po' del suo libro, e della musica di cui tratta, ho intervistato Vincenzo Trama.

Nella prefazione precisi di non essere uno né un musicista, né un giornalista.  Chi ha scritto dunque "Il sangue nero di Satana"?

Un ragazzo 30enne che è andato alla ricerca di alcuni ricordi adolescenziali, come si evince già dalla premessa. Penso che lì sia espressa chiaramente la mia posizione rispetto alla produzione del libro: è un testo che cerca di divulgare, certo non in modo accademico, una realtà musicale spesso travisata, giudicata in modo netto e ottuso o comunque con categorie fin troppo ristrette.
Sono in primo luogo un narratore ed è la prima volta che mi cimento nella scrittura di un saggio; ritengo di aver fatto un lavoro discreto, specie per quanto riguarda coloro che intendono approcciarsi per la prima volta ad un genere musicale così estremo.

Nel tuo libro insisti molto sull'influenza che il "satanismo" ha avuto sulla scena black metal. Ma qual'era esattamente la concezione blackster di "satanismo"?

Senz’altro non quella che si può intendere in modo blando come propongono alcuni servizi scandalistici fin troppo noti della tv. E’ vero invece che una riflessione anti-cristiana è alla base del black metal: più come satanismo però come rivendicazione delle proprie origini legate alla mitologia norrena e ai suoi culti. Il cristianesimo è quindi  considerato “invasore” e portatore di un’ideologia perdente, mistificante, che pone lo sconfitto in croce come colui che alla fine ha vinto. Il black metal si fa satanista in una visione territoriale, se vuoi “nazionale”, anche esaltando un “io” che non si piega alle convenzioni, alla presupposta morale comune, all’accettare senza se e senza ma dei dettami come poi fa, o tenta di fare, qualsiasi dottrina religiosa. La componente satanista del black metal si definisce all’interno di un’epifania di libertà individuale che non è per niente legata ad Anton La Vey e alla sua Bibbia Satanica, tutt’altro; è ciò che, in senso filosofico nietzschiano, è l’affermazione del super-uomo, che con le sue idee si pone al di sopra di ciò che è socialmente accettato.  
Questo ovviamente va di pari passo però con band che invece hanno fatto di questa componente una parte ludica, se vuoi carnevalesca; parlare di pentacoli, caproni, guerre sante, eccedere con tutto ciò che è puramente “spettacolare” non è affatto legato a questo tipo di satanismo nel black metal.

Nelle pagine del tuo libro ti concentri su poche band, tutte di origine europea. Come hai fatto a scegliere "di chi parlare"?

Parlando della scena delle origini non ho che potuto privilegiare la Scandinavia e in particolar modo la Norvegia. E’ lì che prende forma e consistenza l’idea più pura e disincarnata del black metal. Se avessi dovuto fare un discorso più ampio avrei dovuto includere anche le realtà, contemporanee o meno, della scena francese, italiana e dell’est Europa; è in questi posti che, secondo me, il germe del black metal ha attecchito con maggior violenza.  La scelta delle band è stata per forza ristretta ai nomi che hanno scritto in qualche modo alcune delle pagine più importanti della storia del black metal; band tutte note, ad eccezione forse di un paio che comunque hanno fornito un contributo notevole alla causa di questo genere.

Parlando della scena odierna, cosa credi che sia oggi il black metal?

Oggi credo che il black metal sia lontanissimo da quello che ne permise l’esplosione negli anni ’90, dopo le note vicende legate a Mayhem e Burzum; c’è sicuramente una maggiore sperimentazione rispetto agli ingredienti che ne normavano in qualche modo le sonorità: le produzioni non sono più grezze, la chitarra “zanzarosa” è praticamente sparita, si da ampio spazio a miscelamenti con altri strumenti, altri generi, altri modi di approcciarsi a questo genere.
Le contaminazioni a me sono sempre piaciute e ascolto con piacere band che buttano giù paletti rispetto a certe rigidità dogmatiche; Panopticon, Peste Noire,  o per fare un esempio molto più conosciuto gli Ulver, che hanno avuto un percorso eccezionale, secondo me, pur non essendo più legati per niente al mondo non solo del black metal, ma del metal in genere. Al Regio di Parma il loro ultimo Messe è stato da brividi.
Apprezzo anche molto il percorso dei Darkthrone, che incarnano ancora oggi lo spirito più vero del black metal: il loro ritorno a certe sonorità thrash/crust/punk è uno schiaffo a chi oggi suona ancora come negli anni ’90, dimentichi delle origini musicali che hanno dato vita al black metal.

E cosa credi che possano significare gli album degli anni novanta per gli ascoltatori del 2014?

Penso che certi capolavori degli anni ’90 siano fruibili ancora oggi; il genere depressive, osannato fino a qualche tempo fa, per me non è stato altro che una riproposizione di ciò che ha fatto il primo Burzum.
Comunque per un nuovo accolito l’accostarsi agli album che hanno dato inizio al tutto deve essere un passo obbligato: non si può prescindere da un minimo di formazione per cercare di apprezzare il genere. Altrimenti si rischia di avere una visione sbagliata, o almeno parziale, di quello che è veramente il black metal.
    
Se dovessi consigliare tre album ad un ascoltatore che vuole tentare un primo approccio col black, cosa gli consiglieresti?

Solo tre album? E’ praticamente impossibile; come ti dicevo prima, per capire almeno un minimo il black metal bisogna quantomeno immergersi nella scena che le diede inizio, contestualizzando percorsi umani, sociali e musicali che non possono essere appannaggio dell’ascolto di qualche cd. Comunque, se proprio dovessi “iniziare” qualcuno gli proporrei  A blaze in the northern sky  dei Darkthrone, per l’atmosfera e l’etica black che si respira in ogni singola traccia, il Live in Liepzig perché è sicuramente un punto di svolta non solo nella discografia dei Mayhem, ma in tutta la scena black metal, oltre al fatto che Dead ha incarnato letteralmente lo spirito del black, anche nella scelta del suicidio. Per il terzo album azzardo Obscuritatem advoco amplectére me degli Abruptum: pura cacofonia diabolica, una lunga discesa agli inferi dove non c’è conforto, nemmeno musicale, solo grida, strida e male, sia fisico che mentale. Puro black.

Hai altri progetti editoriali per il futuro?

Scrivo sempre, almeno nei momenti in cui riesco a concedermi il giusto tempo e spazio. Più che altro per ora leggo, sono immerso in alcuni saggi sulle controculture italiane davvero affascinanti; il connubio tra musica e mutamento sociale, in relazione ai giovani di ogni epoca, è qualcosa che mi sta prendendo molto.
Poi racconti, come al solito, e qualche spunto per un romanzo che speriamo un giorno vedrà la luce.

Andrea Spontoni
Laureato in musicologia presso l'università di Pavia, attualmente studia presso il Biennio di Nuove Tecnologie e Multimedialità del conservatorio di Trento. Appassionato di teatro, letteratura fantasy e cinema horror, come musicista si occupa soprattutto di musica elettronica. È dal 2013 tastierista della band Hard'n Heavy mantovana Overnight Sensation.