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ETICHETTA: Nemeton Records
CITTÀ: Chieti
GENERE: Pagan Metal
LINE UP:

  • Lupus Nemesis (Voce, Chitarra, Chitarra acustica, Programming
  • Triumphator: (Seconda Voce, Chitarre, Basso)

Devo dire la verità, non ho molta familiarità con gli Atavicus.

Ricordo i Draugr (chi potrebbe mai dimenticarli?), e ricordo la loro espressione di pagan black con influenze folk in lingua italiana, ma non ho mai approfondito sul serio il gruppo nato dalle ceneri dei pagani di Chieti – o meglio, i gruppi. Dalla fine dei Draugr nel 2013, segnata anche dalla triste scomparsa del batterista Jonny Morelli, sono nati i due "gruppi gemelli" Atavicus e Selvans, entità separate ma indissolubilmente legate da uno stile comune e da una forte identità pagana. Questi due gruppi hanno deciso di portare a compimento, indipendentemente l'uno dall'altro, il percorso di quello che pare essere stato uno dei progetti più influenti del pagano italiano underground contemporaneo, e se quel poco che ho ascoltato finora verrà seguito fino alla fine sono decisamente sulla buona strada.

Per questo amo il metal underground. È come l'Idra: taglia una testa, e due ne appariranno al suo posto.

Oggi ci occupiamo degli Atavicus, il lato in cui sono confluiti Lupus Nemesis e Triumphator, composto e suonato interamente dai due. La prima impressione dell'album è quasi di un lavoro stile one man band, quel tipo di progetti definiti non da un alto livello di abilità tecnica ma da una certezza stilistica inossidabile – vedi alla voce Bloodshed Walhalla, per restare sull'underground nostrano, ma molto più verso l'estremo. Il non dover lavorare con più persone, se da un lato significa non poter contare sull'abilità degli strumentisti, dall'altro vuol dire non compromettere la visione stilistica e poter creare un'opera dalla fortissima personalità.
Personalità è la parola giusta per descrivere questo debutto: tolta l'introduzione orchestrale che pare essere obbligatoria per ogni gruppo vagamente sinfonico (sul serio, ci sono rimborsi fiscali se si inserisce un'intro orchestrale che tutti ascolteranno una volta e mai più? Non capisco perchè così tanti ci insistano), segue Sempiterno a imporsi violentemente come la traccia più memorabile del disco. La canzone, che come tutto l'album è cantata nella nostra lingua, ha un ritornello memorabile, come nei migliori Folkstone, e la scelta di metterlo in pulito in opposizione al resto dello scream lo rende ancora più efficace. Si sente in particolare l'esperienza dei membri nel genere: nulla sembra essere stato inserito a caso, dai cori guerrieri di La Disciplina Dell'Acciaio a elementi sinfonici fondamentali ma utilizzati con molta attenzione, che servono a sottolineare la bravura nelle parti black invece di cercare di affondarli in un'orgia di tastiere.

Ci sono un paio di passi falsi. Tolta l'intro, di cui ho già parlato, le parti acustiche sembrano curiosamente poco elaborate e registrate in modo abbastanza grezzo, soprattutto se confrontate con la cura nel resto del lavoro. Epos è un altro intermezzo solo orchestrale che sì, è carino, ma serve ad ammazzare il tempo tra una stangata black e l'altra (e il fatto che il nome mi ricorda un capolavoro come Kurzes Epos degli Equilibrium non aiuta), e sebbene la qualità dei testi sia parecchio alta ci sono alcuni momenti in cui i versi risultano un po' forzati e faticano a mantenere il ritmo giusto. Comunque, è un rischio che si corre sempre con lavori nella nostra lingua, che nessuno ha ancora risolto in ogni suo brano, e quando gli Atavicus ci prendono con le parole è impossibile negarne l'impatto.

Ad Maiora è un fantastico debutto, quel tipo di lavoro di alta qualità che rende ogni piccolo difetto ancora più evidente. C'è qualcosa da limare, e un po' di pulizia in più non farebbe male, ma come inizio è incredibilmente promettente. Vi direi di ascoltarlo subito, ma a giudicare dal fatto che l'etichetta Nemeton farà presto una seconda ristampa, molti di voi l'hanno già fatto.

8/10

Tracklist:

1. Intro 01:16
2. Sempiterno 06:27
3. La Disciplina Dell'Acciaio     05:17
4. Epos 04:29
5. Lucus Angitiae 06:46
6. Superbia in Proelio 06:17
7. Tyrants (Immortal cover) 06:13


Stefano Zocchi
Recensore
Stefano è uno che suona