5 1 1 1 1 1 Rating 5.00 (2 Votes)

ETICHETTA: Autoprodotto
CITTÀ: Bergamo
GENERE: Technical Deathcore
LINE UP:

  • Andrea Cividini (basso)
  • Riccardo Acerbis (chitarra)
  • Mauricio Rafael "Izio" Calderon Carrion (chitarra)
  • Davide Cantamessa (voce)
  • Guido "Animal" Ingignieri (batteria)

Mettiamo subito in chiaro una cosa: a me i THC piacciono, e molto.
È stato amore a prima vista (anzi, a primo ascolto) durante un festival estivo in cui non penso di aver neppure respirato durante la mezz’oretta di un set pomeridiano in grado di radere al suolo tutto e tutti per potenza e intensità, smentendo in maniera assoluta la definizione «tanto questi fanno Metalcore» fatta da uno dei presenti. Già, perché definire Metalcore i THC sarebbe un errore madornale, che porterebbe a confinarli in un genere di per sé ristretto e con definiti margini di sviluppo, una ghettizzazione che sminuirebbe le capacità di questi cinque ragazzi bergamaschi, fautori di un album d’esordio praticamente perfetto.

Dopo l’accoppiata iniziale “Intro”/”Paint Me A Murder”, è il singolo “Animal Inside” a rendere chiare le coordinate su cui si svilupperà il disco, solidamente appoggiato su basi Core ma arricchito da preponderanti elementi Death che esaltano le capacità tecniche del gruppo, caratteristica che trova il suo manifesto nell’omonima “Taste Hematic Chains”, capolavoro dove la presenza di una certa scuola svedese (At The Gates, Dark Tranquillity…) si fa sentire più che in ogni altro brano. Da qui, è un uragano sonoro a travolgere l’ascoltatore, annichilito dal sapiente lavoro di basso e chitarre da parte di Andrea, Riccardo e Izio, dal poliedrico cantato di Davide e dall’inumano drumming di Guido, a mio avviso la caratteristica più emozionante del disco, canzoni a parte, ovviamente. Perché le dieci tracce di questo “Amigdala” riescono davvero ad emozionare, ricche di un approccio estremamente moderno che si somma all’eredità di indiscussi maestri (oltre che a Tompa Lindberg & soci, non è difficile trovare riferimenti a Pestilence o Death, e scusate se è poco…) lasciando anche spazio per l’autoironia che contraddistingue la band, sintetizzata nella conclusiva “This Is Halloween”, personalissima cover tratta dal celebre “Nightmare Before Christmas” di Tim Burton.
La produzione realizzata insieme a Fabrizio Romani presso gli studi Media Factory di Esine (BS) regala all’ascoltatore suoni incredibili, a dimostrazione che - quando si vuole - anche in Italia si può sfornare materiale in grado di competere con gli a volte sopravvalutati prodotti stranieri, e il packaging risulta tanto curato nei dettagli quanto essenziale nell’estetica. Insomma, il 2014 è appena iniziato e già abbiamo un candidato al titolo di album dell’anno, con in più l’allettante prospettiva di scoprire fin dove potranno arrivare i Taste Hematic Chains.

GIUDIZIO: Devastante.

TRACKLIST:

01. Intro (0’59’’)
02. Paint Me A Murder (3’40’’)
03. Animal Inside (4’45’’)
04. Taste Hematic Chains (4’51’’)
05. The Hater (3’43’’)
06. The Swallows Triumph (2’07’’)
07. Amigdala (4’01’’)
08. My Only Bitch (3’45’’)
09. Tiffany’s Eyes (4’44’’)
10. This Is Halloween (3’43’’)

Luca Morzenti
Nato e cresciuto a Milano quando ancora c’erano i telefoni a gettone, ma residente da tempo in provincia di Brescia, ha esplorato l’universo musicale in ogni suo remoto angolo, dapprima come spettatore e successivamente come musicista, fonico, tecnico luci, promoter e road manager, fino all’attuale ruolo di giornalista/reporter. Collabora con riviste locali e nazionali scrivendo - oltre che di musica - di sport, letteratura, tecnologia e attualità. Quando non scrive, legge (almeno due libri a settimana), si diletta come correttore di bozze di libri non sempre entusiasmanti, scrive testi per musicisti di (in)dubbio valore e guarda qualsiasi partita di hockey su ghiaccio riesca a trovare in tv o sul web.