5 1 1 1 1 1 Rating 5.00 (3 Votes)

ETICHETTA: Redemption Records
CITTÀ: Firenze
GENERE: Alternative
LINE UP:

  • JJM (voce, basso)
  • Freddy T.M. (chitarra)
  • Nardo L. (chitarra)
  • Carranza (batteria)

I Susy Likes Nutella rientrano in quel novero di formazioni affacciatesi sulla scena musicale nei primi anni ’90, ovvero quando la “Vecchia Guardia” alla quale tuttora mi onoro di appartenere vagava un po’ spaesata dopo l’esplosione del Grunge, che indusse le case discografiche a buttare in mezzo alla strada praticamente tutti i gruppi in qualche modo legati al Rock e al Metal, senza eccezioni di genere, dal Death all’AOR, salvando solo i big in grado di generare introiti e stracciando il contratto a tutti gli altri.

Sappiamo bene come è andata a finire (e comprenderete la maligna soddisfazione nell’ascoltare da vent’anni i pianti di label ormai lontanissime dal concetto di «Arte» che sperano solo di trovare un bel faccino nei talent show), ma resta il fatto che a quell’epoca il Metallaro propriamente detto riuscì finalmente a sdoganare gruppi come i Depeche Mode - che tutti ascoltavano da anni, ma senza poterlo dire per via dell’ortodossia imperante - aggrappandosi nel contempo alle poche nuove realtà posizionate su coordinate sonore familiari, come Faith No More, Red Hot Chili Peppers, Tool o Kyuss. Se a tutto questo aggiungiamo il fatto che proprio in quel periodo vidi finire una promettente avventura musicale a causa del dilettantismo e della meschinità che affliggevano buona parte dell’ambiente Metal nazionale, con una conseguente repulsione per tutto ciò che odorava di Made in Italy, capirete come mai mi trovi soltanto ora ad ascoltare un disco della band toscana, ritornata a calcare le scene dopo dieci anni dallo split dovuto ai motivi cui accennavo prima, che comunque non interessavano solo il nostro Paese (nello specifico, l’ennesima etichetta fallita).

La prova evidente che in questo lungo periodo i quattro componenti (tutti nel frattempo impegnati in altri progetti) non se ne sono stati con le mani in mano sta tutta nelle dieci tracce che compongono “Love And Rain”, un album che sembra proprio contenere un decennio di idee, di influenze, di mutazioni, e capace di offrire una moltitudine di spunti (pure troppi!) tale da mettere in crisi uno degli aspetti che considero più rilevanti nella “etica” di chi scrive di musica, ovvero il dovere di fornire elementi per inquadrare il più possibile la proposta musicale in oggetto, un compito in questo caso sabotato dalla reale impossibilità di inserire in un qualsiasi genere i SLN, che offrono un caleidoscopio di sonorità talmente vario da rendere del tutto insufficiente la definizione “Alternative” (utilizzata per pura comodità).

Potrei citare i Killing Joke di “Pandemonium”, i Pyogenesis di “Twinaleblood”, i Treponem Pal di “Higher”, ma - esattamente come per quelle strepitose band - anche per i SLN è impossibile individuare un termine di paragone preciso per la natura stessa dei brani (anzi, di ogni singolo brano), in grado di rimbalzare fra il gothic di “Blue”, che sarebbe stata benissimo su “One Second” dei Paradise Lost”, e il rock di “The Corny Song”, molto vicina a certe cose dei The Cult, passando per una title track che sembra una interpretazione vitaminizzata dei Jane’s Addiction (impreziosita inoltre da un appetitoso video…). E ad arricchire ulteriormente la proposta è la voce, perennemente immersa in una moltitudine di effetti che la rendono unica proprio nel suo essere inafferrabile (anche se nell’opener “Creepy Monkey” non mi ha convinto del tutto).

Attenzione, però: “Love And Rain” non è un album difficile, né tantomeno una sorta di compilation di canzoni slegate fra loro.

A unire il tutto, a fare da filo conduttore, è avvertibile un consistente retrogusto New Wave, di quella vera, cruda, primordiale, che guarda caso aveva proprio in Firenze il centro del movimento italiano che nei primi anni ’80 primeggiava addirittura sui maestri inglesi (per chi non lo sapesse, prima di diventare una macchina fabbricasingoli i Litfiba hanno regalato autentiche perle in quel genere, ma insieme a loro trovavamo anche Diaramma, Pankow, Garbo, Monuments, Gaznevada, tutti meno fortunati - eufemismo? - di Pelù e Renzulli, purtroppo) e sulle cui linee si posizionano i potentissimi suoni dei SLN, sostenuti da una produzione eccelsa che rende l’ascolto davvero entusiasmante.

Insomma, nell’affollatissimo panorama delle reunion (molte delle quali francamente incomprensibili, quando non addirittura ridicole) emerge prepotentemente questo nuovo album dei Susy Likes Nutella, un disco complesso e affascinante, lontano dal mainstream e dai manierismi di genere, la cui impermeabilità agli ascolti superficiali lo rende sicuramente “non per tutti”: ma ciò non vuol dire che gli “altri” debbano essere pochi.


GIUDIZIO: Generoso.

VOTO: 4 su 5 (Buono)

TRACKLIST:

  1. Creepy Monkey (3’44”)
  2. Blue (4’27”)
  3. Love And Rain (3’59”)
  4. Plastic Feelings (4’59”)
  5. Lost (4’07”)
  6. Sick Angel (4’11”)
  7. Oldman Blues (5’34”)
  8. The Return Of Mrs. Web (3’48”)
  9. Time To Change (5’27”)
  10. The Corny Song (3’57”)

Luca Morzenti
Nato e cresciuto a Milano quando ancora c’erano i telefoni a gettone, ma residente da tempo in provincia di Brescia, ha esplorato l’universo musicale in ogni suo remoto angolo, dapprima come spettatore e successivamente come musicista, fonico, tecnico luci, promoter e road manager, fino all’attuale ruolo di giornalista/reporter. Collabora con riviste locali e nazionali scrivendo - oltre che di musica - di sport, letteratura, tecnologia e attualità. Quando non scrive, legge (almeno due libri a settimana), si diletta come correttore di bozze di libri non sempre entusiasmanti, scrive testi per musicisti di (in)dubbio valore e guarda qualsiasi partita di hockey su ghiaccio riesca a trovare in tv o sul web.