5 1 1 1 1 1 Rating 5.00 (8 Votes)

ETICHETTA: My Graveyard Productions
CITTÀ: Roma
GENERE: Epic Metal
LINE UP:

  • Giuseppe “Ciape” Cialone (voce)
  • Andrea “Kiraya” Magini (chitarra)
  • Tiziano “Azagtoth” Marcozzi (chitarra)
  • Piero Arioni (batteria)
  • Daniele "KK" Cerqua (basso)

A quattro anni dalla pubblicazione della versione in inglese di “Fede Potere Vendetta”, i romani Rosae Crucis tornano sul mercato con un album ambizioso, un concept che ruota attorno ad una tematica tanto affascinante quanto controversa come la Massoneria, argomento non nuovo in ambito Heavy Metal, anche se spesso focalizzato sulla rilevanza di alcune “deviazioni” legate ad un’istituzione da sempre a metà strada fra religione e filosofia, oggetto di scomuniche e persecuzioni ma innegabilmente alla base della concezione “moderna” del mondo, seppur legata a tradizioni antichissime.

Già, perché la Massoneria, società iniziatica rivelatasi al mondo verso la fine del XVII secolo, affonda le proprie radici nella storia - o almeno così sostengono i suoi membri - ponendo all’origine del proprio credo il mito di Hiram, il leggendario costruttore del Tempio di Salomone assassinato dai Cattivi Compagni, elemento portante di una simbologia al tempo stesso semplice e complessa che vuole rappresentare la costante ricerca di sé stessi alla quale si sono ispirati personaggi che hanno realmente fatto la storia dell’umanità nei campi più svariati (dalla politica alle diverse forme d’arte), una spiritualità autentica purtroppo degenerata nel ridicolo (come negli Stati Uniti, dove il laicismo dei padri fondatori - tutti massoni - è stato corrotto con un’ipocrisia imbarazzante), quando non addirittura nel crimine (e in questo caso l’Italia non è seconda a nessuno…).

È impossibile concentrare secoli di storia in poco più di 50 minuti, ma i Rosae Crucis riescono comunque a compiere un’impresa titanica, sintetizzando gli elementi fondamentali del credo massonico (la leggenda di Hiram, la descrizione del tempio, i rituali) in maniera più che esaustiva, concedendosi poi una “parentesi” dedicata alle Crociate (anche in questo caso con una ricostruzione storica davvero efficace), ovvero il periodo storico che ha visto la nascita di quegli ordini religioso-militari a cui la Massoneria si è ispirata, senza comunque tralasciare un doveroso riferimento alla più emblematica delle “deviazioni” a cui abbiamo accennato, ovvero la tristemente nota Loggia P2, che tanto male ha fatto (e probabilmente sta ancora facendo) all’Italia.

E poi, la musica.

I Rosae Crucis sfornano un prodotto eccezionale per tecnica, potenza e creatività, sfoggiando un songwriting poderoso che valorizza partiture e linee vocali impregnate di un’epicità degna dei migliori Manowar, ma senza quell’approccio un po’ tamarro che ha sempre caratterizzato la band americana, perché qui le tematiche sono serie (con la Storia non si scherza) ed altrettanto “serio” è il prodotto finale, un disco in cui la tensione non cala mai grazie ad una tracklist devastante, che si apre con l’evocativa “Hiram Abif” per concludersi con quell’autentico gioiello che è la splendida “Terra Mia”: in mezzo, un uragano di teatralità narrativa, intensità drammatica ed espressività artistica che solo in un paio di episodi sembrano attenuarsi, il tutto cantato spavaldamente in italiano, scelta che a qualcuno farà storcere il naso ma che diventa poco rilevante di fronte alla gigantesca prestazione di Ciape, sicuramente una delle migliori voci in circolazione, e non solo nel nostro paese.

Band italiana, produzione italiana, etichetta italiana: risultato? Un disco magnifico.

Terra mia…

GIUDIZIO: Massiccio.

VOTO: 5 su 5 (Ottimo)

TRACKLIST:

  1. Menzogna, Ignoranza, Ambizione (0'38")
  2. Hiram Abif (6'17")
  3. Sancta Sanctorum (4'26")
  4. Militia Templi (6'05")
  5. Guerra Santa (5'42")
  6. Il Marchio Dell'Infamia (5'02")
  7. Fama Et Confessio Fraternitatis (5'46")
  8. Summi Architecti Gloria (5'41")
  9. Massoneria (6'24")
  10. Oriente Eterno (K466) (3'06")
  11. Terra Mia (5'39")

Luca Morzenti
Nato e cresciuto a Milano quando ancora c’erano i telefoni a gettone, ma residente da tempo in provincia di Brescia, ha esplorato l’universo musicale in ogni suo remoto angolo, dapprima come spettatore e successivamente come musicista, fonico, tecnico luci, promoter e road manager, fino all’attuale ruolo di giornalista/reporter. Collabora con riviste locali e nazionali scrivendo - oltre che di musica - di sport, letteratura, tecnologia e attualità. Quando non scrive, legge (almeno due libri a settimana), si diletta come correttore di bozze di libri non sempre entusiasmanti, scrive testi per musicisti di (in)dubbio valore e guarda qualsiasi partita di hockey su ghiaccio riesca a trovare in tv o sul web.