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ETICHETTA: Marduk Records
CITTÀ: Parma
GENERE: Folk Rock
LINEUP:

  • Simone Casula (voce)
  • Daniele Zoncheddu (chitarra)
  • Dario Caradente (flauti)
  • Emanuele Mazzaschi (fisarmonica)
  • Simone Feroci (basso)
  • Tommy Celletti (batteria)

Mi risulterebbe un po' difficile, in verità, scrivere una recensione vera e propria per questo lavoro dei Kalevala hms. Le ragioni principali sono due: una è l'aver collaborato alla realizzazione del disco assieme ad altri due componenti dello staff di IronFolks (Francesca Fusina e Andrea Spontoni), e la seconda è l'aver condiviso, con questa accozzaglia di improbabili personaggi, sia la giornata in studio che la recente trasferta inglese.

Perciò tenterò di scrivere qualcosa di diverso da una recensione in senso stretto, perché al di là della qualità intrinseca del disco e del dvd , ciò che davvero conta ascoltando e vivendo un gruppo come i Kalevala è l'atmosfera campagnola da ballo attorno al fuoco, sospesa tra festa e sfogo, tra ricerca e tradizione, tra risate e malinconie.
Cercherò dunque di dare risposta a questa domanda: Tuoni, Baleni, Fulmini riesce a evocare, tramite immagini e suoni, lo spirito dei Kalevala? Vediamo di rispondere.

 

Partiamo dunque dando uno sguardo alla grafica dell'album, curata come sempre da Alessandro Bianchi e dedicata al novecento, con una buona infarinata di futurismo nostrano. La veste si presenta in linea con lo stile del gruppo e specialmente con quanto già visto nell'ultimo album in studio, There and Back Again.
All'interno troviamo due dischi: “Live Audi” e “Live Vide”, rispettivamente il disco registrato presso gli studi Elfo Studio di Tavernago e il Live sotto la pioggia battente del Brintaal Celtic Folk del 2013.

Live Audi è il disco che contiene i brani registrati in Live presso gli Elfo Studio, la maggior parte presi dagli ultimi due album. La particolarità della registrazione di questi pezzi non si percepisce all'orecchio immediatamente, ma diviene evidente dopo i primi minuti d'ascolto e, soprattutto, per un ascoltatore abituato agli stessi pezzi nella loro versione di studio “classica”. La registrazione è stata eseguita, infatti, in quasi completa contemporanea: ad eccezione degli ospiti, che per questioni logistiche non hanno potuto esibirsi assieme ai membri del gruppo e hanno necessitato di una registrazione a parte, in tutti gli altri casi i Kalevala hanno suonato assieme, sparsi tra una selva di microfoni in pieno stile Beatles.

Come è vero che, fatta eccezione per qualche assolo di pregevole eleganza, l'arrangiamento dei brani del repertorio storico della band non ha subito modifiche di rilievo, è altrettanto vero che sentir suonare i Kalevala tutti insieme trasmette una grande sensazione di sinergia e affiatamento del gruppo, un po' per merito loro (si sente che si stavano divertendo) e un po' per la rotondità del suono che ne è risultato, che rimanda a tempi un po' persi e accantonati in favore di uno stile di registrazione più economico e che necessita di spazi molto più ridotti rispetto alle salette degli Elfo Studio, in grado di ospitare tutti e sei i membri del gruppo in contemporanea. Tutto questo, assieme all'ottimo mixaggio, ha restituito quasi alla perfezione finanche la posizione dei musicisti che si può apprezzare in un live, e ha aggiunto una tridimensionalità del suono che non risalta nei precedenti lavori. Certo, per rendersi conto di queste differenze aiuta un'impiantistica sonora quantomeno decente e una buona conoscenza della band.

Il repertorio classico, comunque, è arricchito da quattro brani inediti: Il disco apre infatti con Master Blaster, riuscita cover di Steve Wonder, accompagnata da Supernaut dei Black Sabbath, cover che lascia piacevolmente disorientati per lo stravolgimento che, da oscuro pezzo hard rock degno dei Sabbath più classici, l'ha resa un pezzo mirabilmente folk da ballare saltando a ritmo di batteria e fisarmonica. Gli ultimi due inediti sono più ascrivibili nella “tradizione” del gruppo: la irish drinkin' song Whiskey on a Sundey (Dubliners), ben potenziata dai pesanti riff della chitarra di Daniele, e Il Galeone, tradizionale canto anarchico che ben s'inserisce nel contesto.
Menzione d'onore per i tre ospiti speciali: Lorenzo “Lore” Marchesi dei Folkstone, che ha prestato la sua profonda voce per Il Galeone rendendola molto più marinaresca (del resto, solo in un disco dei Kalevala un montanaro bergamasco può assomigliare a un pirata!), Rossella “Ross” Volta che dà prova delle sue grandi doti vocali in Ride 'em Cowbell, e Anchise Bolchi che arricchisce U'Golema col suo violino.

Il DVD contiene qualche extra: “In my opinion” raccoglie le impressioni sulla band di Mister Folk, dei Folk Metal Jacket (di un'inconcludenza spassosissima) e di noi di IronFolks, ebbene sì. Troviamo poi il video ufficiale di Folk Metal Baby!, “Backstage” che contiene riprese e interviste effettuate durante la registrazione in studio dell'album e una piccola chicca: “Unplugged”, un'inedita, vecchia e divertentissima esibizione acustica di All for me grog che farà la felicità degli appassionati della band.

Ma è ovviamente con il video del concerto del Brintaal che si entra nel vivo. Fin da subito, la registrazione si fa notare per un mix tra inquadrature tradizionali e alcuni riusciti esperimenti, come telecamerine fissate sul tamburo di Simone Casula o tra tom e rullanti di Tommy. Riuscita la regia che fa sempre il suo dovere, se si esclude qualche sbavatura.
Divertente l'arrivo dei tamburi sotto al palco alla fine di Folk Metal Baby, che accompagnano l'evidente intensificarsi della pioggia e l'apertura dei primi ombrelli e le gocce d'umido che attraversano i fasci dei proiettori. Pubblico e Kalevala, però, resistono con Building in a cromlek nonostante siano sempre più bagnati.
Dopo una breve pausa (“Com'è il Brintaal?” “Umido!”) i Kalevala riprendono con energia con Dicey Reilly che costringe a saltare i coraggiosi presenti.
Simone Feroci e i cappelli aprono Waterloo, con la pioggia che insiste anche durante la successiva All for me grog, altro pezzo movimentato e carico di ironia durante gli scambi di battute col pubblico.

Da segnalare lo spettacolo particolarmente curato per l'occasione anche sul lato scenografico, ma si vede che i Kalevala puntano più a essere se stessi che a “recitare” in favore di telecamere, il che contribuisce a ricreare l'atmosfera paesana tanto cara al gruppo e a non rendere artificioso il tutto. È la volta di Ten Ton Butterfly che vede il ritorno dei tamburieri volontari (e di gocce d'acqua grandi come chicchi d'uva), prima che il campanaccio di Simone annunci l'arrivo di Come Dio comanda.

Supernaut, cover dei Black Sabbath, diverte e sorprende per l'arrangiamento folk che la rivolta come un guanto, ma che dà anche l'occasione a Daniele Zoncheddu di sfoggiare un ottimo assolo di chitarra. Occhialoni con lo scotch per tutti i nerd sul palco e via per una versione più frizzante di Nigel's got a sword, mentre il pubblico salta letteralmente nel fango.
Un giro di polka e inizia Donald, where's your trousers? Che chiude il concerto con un'invasione di palco.

In conclusione, dunque, vediamo di trovare una risposta alla domanda che c'eravamo posti: Sì lo spirito dei Kalevala è tutto qui dentro, e questo è l'importante per un prodotto di questo tipo che sarà certamente apprezzato dai fan storici della band e, certamente, piacerà anche agli altri.

 

TRACKLIST CD:

  1. Master Blaster
  2. Come Dio Comanda
  3. Worlds end Inn
  4. Il Galeone
  5. Donald, where's your trousers?
  6. Time bandits
  7. There and back again
  8. Ride'em Cowbell
  9. Necropolitan
  10. Whiskey on a Sunday
  11. Supernaut
  12. U'golema
  13. Musicanti di Brema

TRACKLIST DVD:

  1. Brian Boru
  2. S'ì fosse foco
  3. Folk metal, baby!
  4. Buildin' a cromlech
  5. Dicey Reilly
  6. Waterloo
  7. All for me grog
  8. Ten ton butterfly
  9. Come Dio comanda
  10. Supernaut
  11. Nigel's got a sword
  12. Donald, where's your trousers?
Davide Truzzi
Boss
Classe 1985, originario della provincia di Mantova. Lavora come programmatore software e coltiva fin dall’adolescenza i più svariati interessi artistici e culturali. È appassionato di fotografia e di tiro a segno, oltre che di musica metal e letteratura. Ha fondato IronFolks nel 2011 e collabora con il magazine MedeaOnLine dal 2014. Come scrittore, ha partecipato a due raccolte di racconti e ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2012 (“In nomine Patris”, Linee Infinite Edizioni). Ha un suo Blog in cui pubblica alcuni racconti e articoli su letteratura e cinema Gotico: tutte cose che interessano solo a lui.