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Haegen, Immortal Lands

ETICHETTA: Autoprodotto

CITTÀ: Osimo (Italia)

GENERE: Folk Metal

LINE UP:

  • Leonardo Lasca (main vocals)
  • Samuele Secchiaroli (chitarre)
  • Federico Padovano (flauto, voce)
  • Eugenio Cammoranesi (tastiere, voce)
  • Nicholas Gubinelli (voce)
  • Tommaso Sacco (batteria)
  • Pablo Guaraschi (basso)

Ah, il folk metal, terra di passioni e (molto spesso) universo particolarmente lo-fi, molto diretto ma poco raffinato. Una filosofia rappresentata in pieno da Immortal Lands, se proprio devo rivelare cosa ne penso in anticipo.

Primo full length del gruppo dopo una demo e un EP, ammetto che è il primo lavoro dei nostrani Haegen che ascolto approfonditamente. Mi ricordano abbastanza i Calico Jack, a essere onesti – stesso stile molto da taverna, rozzo e che integra strumenti folk con cose da thrash e heavy metal – con una fisarmonica al posto del violino, un suono che risulta vagamente Korpiklaanesco. L’opener, Stray Dog, lo incarna quasi perfettamente.

Legends ha curiosamente un testo in italiano – un valido tentativo, ma che a tratti tende a ricordarci perché tutti i gruppi preferiscono affidarsi all’idioma d’Albione. La fisarmonica doppia spesso le chitarre, una scelta stilistica che rafforza abbastanza il suono. Ci sono anche flauti e pifferi, come sentiamo nella successiva Gioie Portuali – qui si che non riesco a togliermi dalla testa i Calico Jack – che è una solida prova, anche se il flauto (suppongo) irlandese suona leggermente scordato rispetto al resto. Non è una produzione da decine di migliaia di euro, ma è il fascino dell’andèrgraund.

La band cerca di complicare le cose con Fighting in the River, con ritmiche più complesse che non funzionano granché. Se la cavano al meglio quando le canzoni sono dirette e senza cercare di strafare, come in Incubo, dove la doppia cassa diretta e le chitarre spingono in direzioni più estreme, o in Gran Galà, brano molto goliardico (intenzionalmente?) e forse la canzone più energica. Non siamo davanti ai nuovi Dante dei testi metal, anzi, ma quello che manca come capacità viene sopperito dall’energia.

Le canzoni sono abbastanza simili – chitarre e cornamusa seguono la stessa melodia d’accompagnamento, con quest’ultima che a volte si impegna in passaggi simil-valzer a punteggiare il metallo, molto ben eseguiti – e per quanto tiri, si inizia a sentire un filo di fatica. Il fatto che gli strumenti suonino spesso la stessa linea stanca, e si fa fatica a trovare qualcosa di davvero memorabile – un po’ di varietà non farebbe male. Gli strumenti aggiunti occasionalmente non aiutano, e per la maggior parte sembrano faticare ad entrare nell’identità del suono del gruppo.

Terre Immortali, la title track, si apre bella carica con un “ai-ho!” e una tematica battagliera. La più energica e la più carica di virili maschi che urlano e si intrecciano assieme alle chitarre, e anche la più lunga con i suoi otto minuti e tredici. C’è un apprezzabile tentativo di creare una traccia che passi attraverso sentimenti diversi, raccontando una storia nelle titolari terre immortali, che raggiunge alcuni dei più alti picchi compositivi del gruppo. Un buon lavoro, chiuso da My Favourite Tobacco e i suoi fischi.

Alla fine della fiera, Immortal Lands è una prova solida, con qualche titubanza. Gli Haegen hanno buone idee e molta energia, ma peccano un po’ di cura compositiva (e potrebbe essere d’aiuto una produzione migliore, ma ahimè, sono soldi che pochi hanno). Il mio consiglio, se posso darne uno, sarebbe di evitare di perdersi per strada facendo troppe cose diverse, e di isolare quali sono gli elementi che rendono gli Haegen loro stessi. Scegliendo italiano o inglese e dandoci dentro, con un buon lavoro di autocritica e consolidazione dello stile, i risultati saranno ancora migliori.

 

TRACKLIST:

  1. Stray Dog 4'28"
  2. Legends 3'48"
  3. Gioie Portuali 4'25"
  4. Fighting In The River 5'23"
  5. Incubo 4'27"
  6. Gran Galà 3'19"
  7. The Princess And The Barbarians 5'30"
  8. Bazar 3'43"
  9. The Tale 6'23"
  10. Terre Immortali 8'13"
  11. My Favourite Tobacco 2'24"
Stefano Zocchi
Recensore
Stefano è uno che suona