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ETICHETTA: Folkstone Records / Universal

CITTÀ: Bergamo (Italia)

GENERE: Rock Italiano

LINE UP:

  • Lorenzo Marchesi (voce)
  • Roberta Rota (cornamuse, bombarde, voce)
  • Matteo Frigeni (cornamuse, ghironda, bombarde)
  • Maurizio Cardullo (cornamuse, flauti, bouzouki, cittern, bombarde)
  • Andrea Locatelli (cornamuse, bombarde, percussioni)
  • Luca Bonometti (chitarre)
  • Federico Maffei (basso)
  • Edoardo Sala (batteria e percussioni)

Cosa ci sarà oltre l'abisso?

Probabilmente è stata questa la domanda che molti si sono posti dopo l'uscita, nel 2014, di un album con cui i Folkstone si ponevano al centro di un crocevia da dove si irradiavano numerose e alquanto differenti strade, nessuna delle quali impossibile da percorrere per i musicisti orobici; e nel recensire Oltre... L'Abisso avevo sottolineato la sua natura multiforme, che lasciava intravedere soluzioni diverse ma tutte potenzialmente valide per una band che denunciava in modo inequivocabile la volontà di distaccarsi sempre più dall'universo metal. Ebbene, fra i molti sentieri che la formazione bergamasca poteva imboccare, quello scelto si è rivelato essere il più impegnativo, il meno comodo, ma soprattutto il più temuto: quello che porta verso un panorama le cui caratteristiche potremmo riassumere - pur con tutte le distinzioni del caso - nella definizione di «rock italiano». E questo non sarebbe in sé un male: ogni artista, proprio in quanto tale, è e deve essere libero di prendere la strada che preferisce, conscio di poter incontrare in più o meno egual misura approvazione da parte del nuovo pubblico e disapprovazione da parte dei fans della prima ora, così come di essere sottoposto a contrastanti valutazioni da parte della critica, conseguenze inevitabili quando si operano cambiamenti tanto sostanziali.

Ma non sta qui il problema.

Il problema sta nel fatto che, una volta accettata la svolta artistica dei Folkstone, ci si rende conto che di lavoro da fare ce n'è ancora tanto, perché più che al risultato di una progressiva evoluzione qui si ha a che fare con un taglio netto, drastico, coraggioso fin che si vuole ma pur sempre senza appello. E imboccare un nuovo cammino dopo dieci anni di successi non è certo facile, come dimostrato da una tracklist composta da brani che spesso lasciano perplessi, a volte per il loro essere fin troppo indicativi della nuova direzione (buona parte delle melodie e delle ritmiche richiama un heavy/rock decisamente mainstream; con un diverso arrangiamento E Vado Via sconfinerebbe nell'AOR; e se si tolgono le cornamuse a un brano come Anna quel che rimane è un brano dei Litfiba di inizio anni '90), altre perché l'approccio lirico e vocale è ancora troppo legato a schemi che poco si adattano alle nuove dinamiche, altre ancora perché emerge una legittima esitazione nell'adattarsi a una dimensione distante da quella con cui finora il gruppo si è confrontato. Insomma, i Folkstone si trovano in mezzo a un guado, desiderosi di liberarsi del bagaglio accumulato in un decennio ma ancora condizionati da un peso tanto gravoso, che costituisce comunque un patrimonio importante. E il fatto che il brano più efficace sia Dritto Al Petto (dove una Roby in superba forma regala la sua voce a un pezzo dal «beat lirico» entusiasmante e forte di un approccio pop/rock - grazie anche ai fiati messi sapientemente sullo sfondo - che ne farebbe un singolo tanto «rassicurante» quanto orecchiabile) mette in evidenza ciò che la band si troverà ad affrontare, ovvero un impegno che porterà a scelte ancora più radicali di quelle riscontrabili in Ossidiana: perché se la direzione presa è quella che si intuisce dal suo ascolto sarà legittimo aspettarsi cambiamenti che andranno ben oltre l'«ingentilimento» del logo e che necessariamente interesseranno aspetti come i suoni, l'immagine e - chissà? - la formazione.

Va però riconosciuto che le basi sin qui gettate sono solide e di tutto rispetto, a cominciare dall'approdo a una major planetaria come la Universal fino all'anteprima del video di Pelle Nera E Rum diffusa sul sito del quotidiano nazionale La Repubblica, situazioni forse impensabili fino a qualche anno fa ma che mostrano chiaramente la posizione che i Folkstone vogliono ritagliarsi. Anche se personalmente tutto questo «blues» decantato dall'autore della presentazione del video io non l'ho trovato (a meno di avere a che fare con uno di quei personaggi a cui basta una trama su una figura come quella di Stephanie St. Clair, magari con una donna di colore nel cast, per evocare gli spettri di Willie Dixon, Alexis Korner e Stevie Ray Vaughan; d'altro canto, bisogna considerare che si tratta pur sempre di Repubblica…).

Quindi, cosa abbiamo trovato oltre l'abisso?

Abbiamo trovato un disco coraggioso, che oltre a confermare l'attitudine al cambiamento della band ha indicato con chiarezza verso quali orizzonti vuole marciare (se con passo pesante o meno, staremo a vedere). Ma abbiamo trovato anche un disco potenzialmente rischioso che, oltre a creare scompiglio sia fra la critica (che presumibilmente si popolerà di ammiratori alla moda, sostenitori familisti, integralisti della scena tricolore e ipocriti adulatori senza il coraggio delle proprie idee) che fra il pubblico (che come al solito spazierà dai fans ultraortodossi che accetterebbero dai propri idoli anche un album di liscio in collaborazione con Rovazzi, Brunori Sas e i Nickelback fino ai criticoni a prescindere fedeli al mantra «erano bravi, ma dopo il secondo disco sono diventati commerciali»), mette i Folkstone nella posizione di non poter più arretrare - cosa che ritengo non accadrà - lasciando però in sospeso molte incognite, molti dubbi, molte perplessità.

Ogni valutazione va quindi a mio avviso rimandata al successore di Ossidiana, perché sarà - anzi, dovrà essere - il disco in grado di definire una volta per tutte quale sarà il futuro dei Folkstone. Sperando che questo salto oltre l'abisso non si trasformi in una caduta libera.

 

GIUDIZIO: Vetrificato.

VALUTAZIONE: 6/10

TRACKLIST:

  1. Pelle Nera E Rum (3'36")
  2. Scintilla (4'05")
  3. Anna (3'45")
  4. Psicopatia (3'51")
  5. Asia (3'39")
  6. Scacco Al Re (3'38")
  7. Mare Dentro (4'21")
  8. E Vado Via (4'05")
  9. Istantanea (3'55")
  10. Supernova (3'50")
  11. Dritto Al Petto (3'27")
  12. Sabbia Nera (3'35")
  13. Ossidiana (3'37")
Luca Morzenti
Nato e cresciuto a Milano quando ancora c’erano i telefoni a gettone, ma residente da tempo in provincia di Brescia, ha esplorato l’universo musicale in ogni suo remoto angolo, dapprima come spettatore e successivamente come musicista, fonico, tecnico luci, promoter e road manager, fino all’attuale ruolo di giornalista/reporter. Collabora con riviste locali e nazionali scrivendo - oltre che di musica - di sport, letteratura, tecnologia e attualità. Quando non scrive, legge (almeno due libri a settimana), si diletta come correttore di bozze di libri non sempre entusiasmanti, scrive testi per musicisti di (in)dubbio valore e guarda qualsiasi partita di hockey su ghiaccio riesca a trovare in tv o sul web.