1 1 1 1 1 Rating 0.00 (0 Votes)

ETICHETTA: Napalm Records

CITTÀ: Oslo (Norvegia)

GENERE: Black Metal

LINE UP:

  • Satyr (voce, chitarra, basso, tastiere)
  • Frost (batteria)

«This is a new beginning».

Sono queste le parole che aprono la cartella stampa che accompagna il nuovo lavoro dei Satyricon, intitolato Deep Calleth Upon Deep, forse uno dei più attesi nella carriera di una delle più importanti band del panorama black metal.

Ammettiamolo: il precedente Satyricon è piaciuto davvero poco, e se le performance dal vivo si sono confermate sugli abituali livelli di eccellenza (il mio ricordo del concerto al Fosch Fest 2015 rimane indelebile) le reazioni a quell’album non sono state delle più entusiastiche, tanto da far nascere dubbi attorno a un inizio di decadimento creativo solo in parte fugati dalla magnificenza del successivo Live At The Opera, che ha salvato un po’ la baracca lasciando comunque intatte le perplessità riguardo il lavoro in studio. Invece, a distanza di quattro anni, Satyr e Frost si presentano con un disco magnifico che, senza cadere in facili nostalgismi, indica chiaramente dove affondano le radici di questa band, con l’opener Midnight Serpent, la trionfale To Your Brethren In The Dark e l’inarrestabile Black Wings And Withering Gloom a fungere da perfetto connubio fra i primi Satyricon (quelli fino a Nemesis Divina, per intenderci) e le successive forme artistiche assunte a seguito della continua evoluzione della musica proposta dal gruppo norvegese, con certi riferimenti che affiorano sia durante l’ascolto della complessa Blood Cracks Open The Ground che nelle strutture di una title track la cui cadenza sprigiona la stessa potenza di un maglio delle Officine Krupp.

Non mancano comunque le innovazioni, come il contributo di alcuni elementi della Oslo Philharmonic Orchestra o la presenza del saxofonista jazz nonché tenore d’opera Håkon Kornstad (oltre al ritorno in cabina di regia di Mike Fraser, già al lavoro su Now, Diabolical). E se un brano come Dissonant presenta una costruzione tanto intricata quanto piacevole da assimilare ascolto dopo ascolto e la conclusiva Burial Rite getta l’ennesimo ponte fra passato e futuro del black metal, a rivelarsi come l’episodio più interessante (o inquietante, se volete) è The Ghost Of Rome, traccia che sposta la rotta verso coordinate vicine al post-black, senza per questo far diminuire l’intensità che caratterizza un album molto più profondo rispetto alla sua apparente semplicità, essenza perfettamente rispecchiata dalla copertina, un’opera di Edvard Munch intitolata Dødskyss. (Nota. Ho letto commenti del genere: «Se il disco sarà bello come la copertina prepariamoci a un disco di merda». E mi sono trovato a condividere pienamente certe esclamazioni parazoologiche di Vittorio Sgarbi…)

Introducendo l’album, Satyr ha detto: «Il titolo significa: dal profondo delle persone che hanno realizzato questo disco al profondo dell’ascoltatore… Se volete fare parte di questo viaggio, dovete essere pronti a scavare nell’angolo più oscuro della vostra anima insieme a noi». Penso che non ci possa essere presentazione migliore, mentre preferisco sorvolare sui dubbi confessati da Satyr riguardo al periodo di lavorazione del disco dichiarando di aver voluto prepararsi sia al «nuovo inizio» rappresentato da Deep Calleth Upon Deep, sia all’eventualità che questo potesse diventare il suo ultimo album: a mio avviso qualsiasi commento si rivelerebbe inopportuno. Ma è proprio nel titolo che si trova un ulteriore collegamento con la storia dei Satyricon. Anche chi non è un fan sfegatato della band non può non adorare quella che ancora oggi rimane una delle migliori opener di tutti i tempi, ovvero la The Dawn Of A New Age che apre l’immenso Nemesis Divina, il cui testo è una rielaborazione da parte di Satyr di passaggi del Libro dell’Apocalisse; ebbene, anche il verso Deep Calleth Upon Deep è tratto dalle Sacre Scritture (Salmo 42, 7): e mi piace pensare che ciò rappresenti la chiusura di un percorso, un termine che coincide però con l’inizio di un nuovo cammino, con il principio di un nuovo evo, con l’alba di una nuova era.

«This is a new beginning». Una volta tanto le cartelle stampa hanno ragione.
 

GIUDIZIO: Autentico.

VALUTAZIONE: 9/10

TRACKLIST:

  1. Midnight Serpent (6'20")
  2. Blood Cracks Open The Ground (4'52")
  3. To Your Brethren In The Dark (6'02")
  4. Deep Calleth Upon Deep (4'37")
  5. The Ghost Of Rome (4'27")
  6. Dissonant (4'13")
  7. Black Wings And Withering Gloom (7'11")
  8. Burial Rite (5'43")
Luca Morzenti
Nato e cresciuto a Milano quando ancora c’erano i telefoni a gettone, ma residente da tempo in provincia di Brescia, ha esplorato l’universo musicale in ogni suo remoto angolo, dapprima come spettatore e successivamente come musicista, fonico, tecnico luci, promoter e road manager, fino all’attuale ruolo di giornalista/reporter. Collabora con riviste locali e nazionali scrivendo - oltre che di musica - di sport, letteratura, tecnologia e attualità. Quando non scrive, legge (almeno due libri a settimana), si diletta come correttore di bozze di libri non sempre entusiasmanti, scrive testi per musicisti di (in)dubbio valore e guarda qualsiasi partita di hockey su ghiaccio riesca a trovare in tv o sul web.