5 1 1 1 1 1 Rating 5.00 (2 Votes)

ETICHETTA: Autoprodotto
CITTÀ: Torino
GENERE: Death-Black Metal
LINE UP:

  • Viðarr (voce)
  • Eg Orkan (chitarra, voce, orchestrazioni)
  • Hoskuld (batteria, orchestrazioni)
  • Var (basso)
  • Arnbjörn (chitarre, voci)

Il mio primo Fosch Fest nel ruolo di giornalista fu quello del 2011, ma la prima partecipazione al festival di Bagnatica risaliva all’anno prima, quando - nella veste di spettatore privilegiato - seguii dal backstage l’ultima edizione in cui l’evento consisteva in una sola giornata inserita all’interno di una manifestazione che offriva in più giorni un ampio contesto di generi. Ospite di Sergio, Roby, Andy ed i ragazzi dello Staff Stöff, mi godetti le esibizioni di Eluveitie, Folkstone, Furor Gallico, Draugr e Gotland, e fu proprio questa giovane band piemontese a catturare la mia attenzione, tanto che me tornai a casa con i loro cd, l’omonimo “Gotland” e “Behind The Horizon”. Capirete quindi il piacere di ritrovarmi, a distanza di quattro anni, con l’incarico di recensire il loro primo album.
Un album magnifico.

Dovrebbe essere logico (o quantomeno auspicabile) per un gruppo di musicisti seguire un percorso di crescita artistica, ma il salto di qualità compiuto dai Gotland è qualcosa di clamoroso, perché pur mantenendo certe inclinazioni “oscure” - e raggiungendo una personalità musicale ben definita - la band ha accantonato la marzialità epicheggiante dell’esordio ed i solidi mid-tempos del secondo ep per votarsi alla guerra totale, guadagnando in termini di velocità, potenza, in un certo senso anche cattiveria, intesa come una “violenza sonora” che ben si adatta ad un gruppo votato a tematiche rappresentate con chiarezza sin dalla copertina (peraltro ottimamente realizzata), a dimostrazione di una maturazione tecnica ed artistica davvero imponente, che conferisce a questo full-lenght tutti i numeri per imporsi ben al di là dei patrii confini, svincolato dall’ormai non si sa quanto positiva etichettatura “Folk Metal”, che comunque - almeno a mio avviso - non ha mai rappresentato la reale dimensione dei Gotland, da sempre lontani da certi cliché (soprattutto sonori) che negli ultimi anni hanno inflazionato questo genere.
Il manifesto che sintetizza questo lavoro è costituito dall’opener “Courage To Die”, che dopo l’imponente intro “Proelium Aeternus” scatena la battaglia in un turbine di velocità travolgente, potenza furiosa, orchestrazioni imperiose, stacchi devastanti, il tutto suonato con perizia e prodotto magnificamente, senza un attimo di respiro, con l’unico obiettivo di annichilire l’ascoltatore lasciandolo senza difese. I brani sono lunghi (mediamente tutti oltre i cinque minuti) ma formano una compatta falange che travolge qualsiasi ostacolo, anche se è doveroso citare tracce quali “A New Reign”, dove fanno la  loro comparsa strumenti antichi - nella fattispecie il flauto di Paolo “The Shaman” Cattaneo dei Furor Gallico e il sitar di Riky Ragusa, che insieme a Fabrizio “Jotun” Prelini (Phenris, In Corpore Mortis, Seal Of Soul) compongono la pattuglia di ospiti che hanno contribuito alla realizzazione del disco - o “Adrianopoli”, già contenuta nel primo ep, o ancora “Gloria Et Morte”, con l’interessante scelta del cantato in italiano, che non influisce per nulla sull’efficacia del brano (e con un anthemico conclusivo «Mors tua, vita mea» che si preannuncia come uno dei momenti culminanti dei futuri concerti), fino all’outro “From Ashes To A New Era”, dal titolo azzeccato per le emozioni che suscita (anche se certi passaggi mi hanno rimandato addirittura agli Anni ’80…) ed alla conclusiva bonus track “The Spiritlord”, fedele omaggio a quella fondamentale band chiamata Windir.
Una doverosa parentesi, infine, va riservata alle liriche, anzi a tutto il booklet, autentico fiore all’occhiello del disco, che oltre all’inserimento dei testi (scontato fin che si vuole, ma non sempre: semmai, l’unico appunto si può rivolgere ai caratteri che in alcune pagine risultano poco leggibili) riserva gradite sorprese, come l’imbattersi nel latino di “Tenebræ In Urbe”, o nel già citato esperimento in italiano della title track, anche se a conferire un grande valore sono le prime due pagine (una in italiano, l’altra intelligentemente in inglese, o viceversa, se volete), dove i testi vengono illustrati dando risalto ai concetti espressi, con particolare attenzione ai riferimenti storici in essi contenuti, una sorta di piccolo “saggio” in grado di aiutare l’ascoltatore a meglio comprendere il significato profondo di ogni singolo brano.
In conclusione, con questo album i Gotland partono alla conquista di nuovi territori confortati dal parere di àuguri e aruspici, forti di armi efficaci e soldati ben addestrati e decisamente motivati, sostenuti inoltre da un elisir che darebbe prestigio a qualsiasi Præfectus Castrorum, una ricetta segreta apparentemente facile da realizzare, ma in realtà frutto di anni di ricerca e esperimenti: prendete la sapienza orchestrale dei primi Cradle Of Filth, il pathos del miglior King Diamond, un approccio Death più riconoscente al centro Europa che all’estremo Nord, qualche seme Black, mescolate il tutto molto velocemente, aggiungete un profondo studio della storia dell’Italia antica e servite ad alto volume: siate certi che, finché le salmerie conforteranno in siffatto modo le legioni, nulla potrà fermare queste orde.
Che la guerra abbia inizio.

GIUDIZIO: Ruggente.

VALUTAZIONE: 5/5

TRACKLIST:
01. Proelium Aeternus (intro) (2’35”)
02. Courage To Die (6’02”)
03. A New Reign (7’32”)
04. Adrianopoli (5’45”)
05. Guta Saga (3’37”)
06. Gloria Et Morte (5’47”)
07. Heroic Eternity (5’58”)
08. Slaves Ov The Empire (7’09”)
09. Tenebræ In Urbe (6’50”)
10. From Ashes To A New Era (outro) (3’13”)

Luca Morzenti
Nato e cresciuto a Milano quando ancora c’erano i telefoni a gettone, ma residente da tempo in provincia di Brescia, ha esplorato l’universo musicale in ogni suo remoto angolo, dapprima come spettatore e successivamente come musicista, fonico, tecnico luci, promoter e road manager, fino all’attuale ruolo di giornalista/reporter. Collabora con riviste locali e nazionali scrivendo - oltre che di musica - di sport, letteratura, tecnologia e attualità. Quando non scrive, legge (almeno due libri a settimana), si diletta come correttore di bozze di libri non sempre entusiasmanti, scrive testi per musicisti di (in)dubbio valore e guarda qualsiasi partita di hockey su ghiaccio riesca a trovare in tv o sul web.