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ETICHETTA: Midsummer's Eve

CITTÀ: Torino

GENERE: Pagan Metal

LINE UP:

  • Simon Papa (voce)
  • Marco Strega (chitarre, voce)
  • Morgan De Virgilis (basso)
  • Carlos Cantatore (percussioni)
  • Chiara Manueddu (violoncello)
  • Camilla D'Onofrio (violino)
  • Giulia Subba (violino)

A due anni di distanza dall’eccezionale A Rose for Egeria, i MaterDea tornano a fare notizia con un album alquanto particolare: dopo tre album «elettrici», infatti, la band torinese guidata da Marco Strega e Simon Papa ha pubblicato questa compilation di pezzi tratti dal loro repertorio ma proposti in versione acustica. Non si tratta però della solita manovra per riempire lo spazio fra un disco e l’altro, bensì dell’equivalente di un vero e proprio nuovo album, risultato di una profonda rimodellazione di ogni singolo brano, trasformato nella forma e nella sostanza tanto da rendere in alcuni casi molto marcato il distacco dalla versione originale.

Forti di una rinnovatissima line-up (al rientro del bassista Morgan De Virgilis si sono aggiunti ben quattro nuovi elementi, ovvero la sezione d’archi composta dalla violoncellista Chiara Manueddu e dalle violiniste Camilla D’Onofrio e Giulia Subba, oltre al drummer Carlos Cantatore, fra l’altro già con gli italiani Skylark e con gli Annihilator di Jeff Waters), Marco e Simon hanno compiuto un’accurata opera di cesellatura, rivisitando le tracce anche grazie all’utilizzo di strumenti molto lontani dall’ambito metal (bouzouki irlandese, caxixi, pau de chuva, pandeiro, berimbau, cajon) senza per questo far perdere potenza e slancio alle canzoni, un imponente lavoro di ricerca, scrittura e arrangiamento che regala - fra l’affiorare di sorprendenti sonorità latine - riferimenti al progressive italiano (L’albero - The Enchanted Oak), potenziali singoli (Mater Dea), perle di infinita classe (una Below The Mists, Above The Brambles degna dei migliori Faun) e la strepitosa Merlin And The Unicorn, a mio avviso il punto più alto della tracklist, di un’intensità pazzesca, anche se non nascondo che è da sempre uno dei miei brani preferiti.

Sappiamo già che il prossimo appuntamento con i Mater Dea è fissato al prossimo anno, quando ci troveremo a commentare il loro quinto album, del quale a oggi si conosce solo il titolo, Pyaneta. Nel frattempo, The Goddess’ Chant ci farà buona compagnia.

GIUDIZIO: Sublime.

VALUTAZIONE: 10/10 (ottimo)

TRACKLIST:

  1. An Unexpected Guest 5'20"
  2. The Green Man 5'28"
  3. L'albero - The Enchanted Oak 5'05"
  4. Fairy Of The Moor 4'50"
  5. Satyricon 5'23"
  6. The Silvery Leaf 4'43"
  7. Merlin And The Unicorn 4'03"
  8. Land Of Wonder 4'41"
  9. Mater Dea 4'38"
  10. Children Of The Gods 5'14"
  11. Below The Mists, Above The Brambles 5'49"
Luca Morzenti
Nato e cresciuto a Milano quando ancora c’erano i telefoni a gettone, ma residente da tempo in provincia di Brescia, ha esplorato l’universo musicale in ogni suo remoto angolo, dapprima come spettatore e successivamente come musicista, fonico, tecnico luci, promoter e road manager, fino all’attuale ruolo di giornalista/reporter. Collabora con riviste locali e nazionali scrivendo - oltre che di musica - di sport, letteratura, tecnologia e attualità. Quando non scrive, legge (almeno due libri a settimana), si diletta come correttore di bozze di libri non sempre entusiasmanti, scrive testi per musicisti di (in)dubbio valore e guarda qualsiasi partita di hockey su ghiaccio riesca a trovare in tv o sul web.