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ETICHETTA: Prophecy Productions

CITTÀ: Inghilterra

GENERE: Atmospheric/Doom Metal

LINE UP:

  • Jayn H Wissenberg (voce, chitarra, produzione)
  • Martin T Wissenberg (chitarra)
  • Shaun 'Winter' Taylor-Steels (batteria)

Devo dire la verità, il primo impatto con i Darkher è leggermente negativo. Il gruppo si autocelebra parecchio, definendosi “un intrigante e tormentato viaggio nella mente della musicista inglese Jayn H. Wissenberg”, fondatrice, voce e chitarra del gruppo che si avvicina più a un solo project che a un lavoro di concerto. C’è parecchia esaltazione nel modo in cui si presenta al pubblico e un uso un po’ esagerato di superlativi. Ci vuole parecchio coraggio per introdursi in questo modo. La domanda quindi per me è: riesce a reggere il confronto con la sua presentazione?

Realms è un album di debutto portato al termine dopo una manciata di EP, tutti orientati su un tipo di atmosfera lenta, dark ed eterea. Siamo in quel campo di lavori al limite tra dark folk e primordiale doom metal, anche se al momento orientato molto lontano da atmosfere pesanti – stiamo parlando di influenze più vicine agli Havnatt che ai più lenti lavori dei Black Sabbath, anche se le cose si mischiano spesso. L’opening Spirit Waker è un lavoro unicamente atmosferico senza batteria o voce.

Il motivo principale per cui ho citato gli Havnatt è lo stesso identico tipo di uso della voce: eterea, sovrapposta in più tracce, come proveniente da lontano attraverso la nebbia. Qualunque cosa la mia introduzione faccia credere che pensi di Darkher, non si può negare che da un punto di vista tecnico e artistico le capacità ci siano eccome. Anche la produzione è di livelli eccellenti, e non mostra cali neppure nel più complesso e orchestrato inizio di Foregone, dove il numero di strumenti sfruttati aumenta.

The Dawn Brings A Saviour è invece un brano acustico in cui la chitarra, carica di riverbero, fa da accompagnamento di sfondo per le linee vocali di Darkher stessa. È il più folk del lavoro, ma non è il più rappresentativo del suono dell’album: la maggior parte del tempo è speso con una batteria lenta, una chitarra distorta (ma non troppo) o pulita che segue linee ripetute e la voce di Jayn. Molto dark, molto gotico.

Come in tutti i lavori di questo tipo, è complicato stabilire se “metal” è un’etichetta che ha senso. Di sicuro black e doom sono una forte influenza sul suono di Darkher, particolarmente per la ripetizione spinta dei temi musicali e dei riff che rimanda all’ossessività tipica del genere. C’è una buona maturità nell’album, che segue strutture che dimostrano solidità e la capacità di creare un sound che resti unito secondo alcuni principi di base per tutta la durata delle canzoni. Il lato negativo di tutto ciò è che, se non siete il tipo che apprezza il dark folk, la ripetitività alla lunga potrebbe farsi dolorosa.

Un lavoro coi fiocchi, che forse pecca di una vera e propria innovazione, ma è suonato con cognizione di causa e con grande abilità – soprattutto vocale. Resta la curiosità di vedere dove Darkher intenderà spingersi nel futuro, e se si vorrà sbilanciare più sul lato dark folk o il lato doom. Seguiremo il movimento dell’ago della bilancia.

 

TRACKLIST:

  1. Spirit Waker
  2. Hollow Veil
  3. Moths
  4. Wars
  5. The Dawn Brings A Saviour
  6. Buried Pt. I
  7. Buried Pt. II
  8. Foregone
  9. Lament
Stefano Zocchi
Recensore
Stefano è uno che suona