5 1 1 1 1 1 Rating 5.00 (1 Vote)

ETICHETTA: Moonlight Records
CITTÀ: Modena
GENERE: Folk Metal
LINEUP:

  • Riccardo "Zanna" Zanasi (voce)
  • Federico "WaxWolf" Di Cera (chitarra)
  • Alessandro "Jeff" Maculan (chitarra)
  • Gabriele "SSSSarti" Sarti (tastiera)
  • Mattia "Barbi" Barbieri (banjo)
  • Alberto "Malfe" Malferrari (basso)
  • Nicolò "RoboCuogh" Cuoghi (batteria)

Dopo un demo autoprodotto e diverso tempo trascorso a suonare nei locali della loro terra natia, lo scorso anno i Folk Metal Jacket si sono recati presso il Moonlight Studio di Parma, uscendone con un nuovo EP che ne certifica la maturazione sia in termini di sonorità che di composizione.

L’EP, per quanto contenga solo 5 tracce, è sufficiente per dare una chiara idea della proposta dei ragazzi, che si stanno facendo conoscere in giro per l’Italia suonando spesso di spalla ad altri gruppi più affermati su palchi sempre più importanti.  I sette giovani modenesi hanno una sonorità molto particolare, dovuta all’intreccio delle due chitarre con il banjo suonato da Mattia Barbieri, che dona all’atmosfera festaiola delle canzoni dei FMJ un tocco quasi country che li distingue dalle altre band presenti sulla scena.
Passando ora all’ascolto track-by-track, il primo pezzo è intitolato “The Battle” e leggendo il testo se ne capisce il motivo: le lyrics parlano infatti di un assalto spietato da parte di feroci guerrieri. Preceduta da un’introduzione nel quale il cantante Riccardo Zanasi si cimenta in un raro cantato clean, la canzone ben presto si apre al coinvolgente giro di banjo che, replicato dalle chitarre, accompagna l’ascoltatore per gran parte del pezzo, sorretto da una sezione ritmica sempre più serrata. Fin dal primo pezzo i sette mettono sul tavolo tutte le loro carte: riff coinvolgenti e festaioli in cui si intrecciano chitarre e banjo, ritmiche serrate, scream e le tastiere a rendere il tutto più omogeneo. Verso la fine del pezzo assistiamo anche a un pregevole solo di chitarra, forse un po’ troppo lungo per gli standard del genere ma comunque ben eseguito.
“Mosh’n’Storm” si apre invece con la tastiera aricoprire un ruolo preponderante,  accompagnata da una sezione ritmica fin da subito incalzante. La voce di Zanasi si destreggia in un ottimo scream e in un parlato che, nonostante qualche imprecisione, raggiunge lo scopo di variare le parti vocali, in un tema lirico interessante che parla della ribellione a un Dio crudele. Ancora una volta con il procedere della canzone il banjo trova il suo spazio, con una melodia che entra in testa e fa più volte capolino lungo il pezzo. Interessante e molto ben costruito anche il break acustico nella parte centrale, in cui il basso si intreccia con le chitarre clean supportando la melodia principale.
Il terzo pezzo, “Satyriasis”, è quello che si apre nel modo più tradizionalmente folk, con un giro di flauto supportato da pesanti chitarre che ben presto si lasciano andare a un bel riff groovy che accompagna la tastiera. La canzone scorre bene, col banjo questa volta lasciato leggermente in disparte in favore di un uso più massiccio di lead di chitarra e tastiera. Ancora una volta azzeccato il break centrale e ben eseguito il solo che lo segue, altra caratteristica non tipicamente folk che invece i nostri riescono a inserire più che bene nella loro proposta.
“Delirium Tremens” parla di un altro aspetto centrale negli interessi del gruppo: l’alcool, e le situazioni incredibilmente divertenti – e a volte incresciose – che derivano dal suo abuso. La canzone è forse la più particolare del disco, con accordi particolari, atmosfere e accordi particolari e cambi di atmosfera del tutto inaspettati, che rendono alla perfezione l’idea della confusione che regna nella testa di qualcuno in preda al delirio alcolico. L’intreccio del banjo con la tastiera, supportati da una sezione ritmica variegata e precisa, dà origine a parti quasi cinematiche, e anche il solo finale, stralunato e frenetico, si adatta perfettamente al contesto.
L’EP si conclude con “Winter Fog”, uno dei cavalli di battaglia del gruppo. L’intro è affidata al basso, che disegna una bella melodia supportato da una chitarra acustica. Improvvisamente l’atmosfera cambia all’ingresso del banjo: la sezione ritmica diventa frenetica e incalzante, e lo spirito danzereccio e festaiolo dei nostri si manifesta in tutta la sua forza. Il pezzo si conclude con un altro passaggio acustico, l’ennesimo azzeccato dalla band che mostra di avere un ottimo gusto nella scelta di queste parti.
Cercando di trarre un giudizio complessivo, si può dire che “Spill This Album” sia un ottimo specchio dei Folk Metal Jacket, mettendone in mostra i numerosi pregi e naturalmente anche i difetti. Tra questi ultimi si può segnalare una certa ripetitività nell’uso delle melodie - nonostante siano efficaci alle volte risultano un po’ abusate – e alcune imprecisioni nelle voci pulite, compensate comunque da un eccellente padronanza dello scream da parte del cantante Zanasi. Tra i meriti del disco si segnalano invece l’immediatezza delle canzoni, capaci di restare sempre in testa dopo un singolo ascolto, la pulizia del suono e la capacità tecnica dei membri, oltre alla bravura nel tradurre in musica i temi lirici affrontati. Una menzione particolare, infine, per l’artwork che, tra citazioni (qualcuno ha detto System of a Down?) e idee grafiche divertenti e alcoliche, rappresenta alla perfezione lo spirito dei Folk Metal Jacket.

TRACKLIST:

  1. The battle
  2. Mosh'n storm
  3. Sytariasis
  4. Delirium tremens
  5. Winter fog