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ETICHETTA: Avantgarde Music

CITTÀ: Oporto, Portogallo

GENERE: Atmospheric Black Metal

LINE UP:

  • Nuno Craveiro
  • João Freire

Dopo il convincente esordio con l'album The Absence Of Void, pubblicato lo scorso anno (e preceduto da un singolo autoprodotto), il combo portoghese composto dai polistrumentisti Nuno Craveiro e João Freire approda alla corte dell'italiana Avantgarde Music con un lavoro che denota un considerevole sviluppo dal punto di vista compositivo, con l'allontanamento da influenze riconducibili alla corrente cascadiana del black metal a favore di strutture molto più sperimentali, magari meno immediate ma palesanti potenzialità letteralmente infinite.

A mostrare chiaramente il cambio di direzione è l'opener I Communion, che aggredisce l'ascoltatore con i suoi oltre nove minuti nei quali è possibile trovare industrial, sludge, post metal, ritual, neofolk, qualche traccia psychedelic e persino una spruzzatina di stoner, in un continuo saliscendi di emozioni sapientemente bilanciate che confluiscono nella successiva II Contemplation, che lascia poco tempo per riprendersi prima di deflagrare in tutta la sua potenza: inizialmente lenta e cadenzata, si snoda su più piani ipnotici per poi imboccare una scorciatoia darkeggiante che conduce a un precipizio sonoro del quale ci si accorge troppo tardi, quando ormai si è catturati dal vorticoso abisso venutosi a creare. Con III Conflict paradossalmente si riesce a respirare un po', immagine forse azzardata per una traccia breve (poco più di quattro minuti, contro i nove di media delle altre) e quasi voivodiana, caratterizzata da una costante pesantezza che dalla metà del brano assume una forma ritmica tanto monolitica quanto devastante, fino ad arrivare alla conclusiva IV Closure, autentica celebrazione che richiama i passaggi più intensi di band quali Neurosis e simili.

Mai come per questa band la definizione «black metal» appare limitante, quando non addirittura fuorviante, pur con l'aggiunta dell'aggettivo «atmospheric», purtroppo sempre più abusato da musicisti e addetti ai lavori (perché non è aggiungendo due accordi di pianola Bontempi che si diventa «atmospheric»…), e non esagero nell'affermare che era dai tempi dell'uscita di Streetcleaner dei Godflesh che non mi emozionavo così tanto per un disco del genere, non solo per alcune similitudini nell'approccio che accomunano i Névoa con il progetto di Justin Broadrick e G.C. Green quanto perché se il primo album dei britannici fece scalpore soprattutto per il suo anticipare un futuro che nessuno poteva anche solo concepire (era il 1989!), questo secondo lavoro del duo lusitano disegna un futuro che è già qui, ma che solo pochi saranno in grado di intravedere: un futuro alieno, deviato, disturbante, ma in grado di riservare sorprese e soddisfazioni a chiunque voglia prenderne coscienza.

Insomma, se The Absence Of Void ha portato all'attenzione del pubblico un progetto che mostrava grandi potenzialità, Re Un candida i Névoa come possibili dominatori nei prossimi anni della scena che oggi definiamo «sperimentale». Oggi, appunto.

 

GIUDIZIO: Futurista.

VALUTAZIONE: 9/10 (ottimo)

TRACKLIST:

  1. I Communion (9'33")
  2. II Contemplation (10'04")
  3. III Conflict (4'16")
  4. IV Closure (8'19")
Luca Morzenti
Nato e cresciuto a Milano quando ancora c’erano i telefoni a gettone, ma residente da tempo in provincia di Brescia, ha esplorato l’universo musicale in ogni suo remoto angolo, dapprima come spettatore e successivamente come musicista, fonico, tecnico luci, promoter e road manager, fino all’attuale ruolo di giornalista/reporter. Collabora con riviste locali e nazionali scrivendo - oltre che di musica - di sport, letteratura, tecnologia e attualità. Quando non scrive, legge (almeno due libri a settimana), si diletta come correttore di bozze di libri non sempre entusiasmanti, scrive testi per musicisti di (in)dubbio valore e guarda qualsiasi partita di hockey su ghiaccio riesca a trovare in tv o sul web.