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ETICHETTA: Non Serviam Records

CITTÀ: Reggio Emilia

GENERE: Extreme Ritual Metal (Symphonic Black Metal)

LINE UP:

  • Ashes (Chitarra)
  • Valentz (Batteria)
  • Animæ (Voce)
  • Specter (Basso)
  • Nothingness (Chitarra)
  • Antarktica (Tastiere)

Così squarciamo l’alchemico velo del Silentium:

the name DARKEND was crafted by anagramming the ancient Sanskrit word REKDA’DN, taken from a vedic funeral rite of passage celebrated in order to grant to the remains of shamans and warlocks the wisdom of shadows; that sacred word stands for "MIST OF THE ELSEWHERE".

Questa prefazione si pone come dichiarazione di intenti, volta a introdurre l’extreme ritual metal (definizione coniata da loro medesimi) dei nostrani Darkend, i quali tornano sulle scene con il loro istrionico terzo lavoro in studio: The Canticle of Shadows.

Nomen omen. Si capisce immediatamente che la proposta musicale dei nostri è ricca e complessa, permeata da un concept intricato e pregno di misticismo escatologico. I Darkend sono ormai una realtà ben consolidata nella scena europea, tant’è che il platter in questione vanta guest vocals onorifiche quali Attila Csihar dei Mayhem , Niklas Kvarforth degli Shining (SWE), Sakis Tolis dei Rotting Christ e Labes C.N. degli italiani Abysmal Grief.

Chi scrive attendeva con ardore quest’album, se il precedente Grand Guignol – Book I era già un’ottima release, accolta fin troppo tiepidamente dalla critica; questo nuovo capitolo discografico sancisce la definitiva consacrazione artistica del gruppo. Parafrasando la loro definizione di band ritual extreme metal, abbiamo a che fare con un connubio tra un black dotato di forte personalità, un death dalle tinte nord europee, ed elementi sinfonici perfettamente integrati nella struttura dei brani. In particolare è la squisitezza dell’elemento symphonic a colpire, il sottoscritto in linea di massima tende ad aborrire esperimenti pregni di partiture troppo tamarre, ma nella fattispecie del caso, il gusto particolarmente attento con cui sono integrati questi inserti arricchisce ampiamente la proposta musicale dei Darkend. I brani hanno un tocco barocco, eppure si avverte un forte equilibrio compositivo, le singole canzoni rimangono costruite su riff di ottimo impatto, mentre i tappeti sinfonici servono per impreziosire, e non per coprire le trame di chitarra. Ultimi quid da denotare sulla composizione dei pezzi riguardano l’azzeccato utilizzo di campionamenti sonori cinematografici, e un prezioso intervento di sax nella traccia A Precipe Towards Abyssal caves. Il risultato finale risulta dunque moderno e potente, il tutto supportato da una produzione tagliente e chiara, tesa a valorizzare i dettagli, scevra dall’utilizzo di suoni plastici. Vitriolo.

Analizzata la parte strumentale, c’è da dire che le massicce linee vocali sono un valore aggiunto, alcuni anthems sono destinati a rimanere in mente a lungo, impossibile non citare i refrain di A Passage Through Dark Abysmal Caverns (Feat Niklas Kvarforth), Clavicula Salomonis, singolo di lancio dell’album; oppure la decadente lamentela di Attila in Of the Defunct, pezzo da cui è tratto un videoclip con sequenze dall’horror cult Begotten. Di grande effetto anche la prestazione in lingua madre di Animae nel brano Il Velo Delle Ombre, il cui metamorfismo panico riporta alla memoria il mitico debutto discografico degli Spite Extreme Wing. Altra nota di rilievo la bonus cover dei Fearbringer, la quale ospita proprio lo stesso Luca Grandinetti al microfono. Mastodontico.

L’album in ultima analisi si attesta su ottimi livelli per tutto l’arco della durata, anche grazie alle varie accortezze prima elencate, che si propongono di non far mai calare la tensione emotiva. Data la compattezza del lavoro identificare un brano che spicca di livello sugli altri risulta compito arduo, The Canticle of Shadows pare concepito come un crescendo; soggettivamente chi scrive predilige le atmosfere della terzina finale, ma fattivamente abbiamo a che fare con un long play che merita di essere divorato nella sua essenza nella sua interezza organica.
Ed ecco, la sentenza:

Probabilmente la perfezione non esiste, sicuramente qualcuno riterrà alcune mie affermazioni esagerate, ma alla luce dei fatti reputo di avere tra le mani uno dei dischi black più belli e trascinanti degli ultimi dieci anni, e senza ombra di dubbio una perla di extreme metal nostrano. Un grimorio grondante idee vincenti, ottimamente realizzate.

Piccola nota d’autore estranea all’aspetto musicale:

Il Cantico delle Ombre oltre ad esser bello da ascoltare, è anche fisicamente un bell’oggetto. Si dice che siano i dettagli a far la differenza, ebbene l’artwork composto da dipinti del surreale artista polacco Zdzisław Beksiński è magnifico, dal front del digipack alle pagine.
Forse l’unico difetto è l’impaginazione del retro, che soffoca i titoli delle canzoni, ma siamo davanti a un prodotto di ottima fattura grafica, soprattutto contando che ho visto confezioni impacchettate da grosse etichette con risultati abbastanza disdicevoli nuclear blast non ho detto niente ops ciao *colpo di tosse*

Auspico fortemente che il moniker Darkend sia presto sulla bocca di molti, moltissimi, perché questa realtà musicale è fortemente competitiva e non ha nulla da invidiare ai big del genere, anzi, proprio in ambito prettamente symphonic trovo che The Canticle of Shadows bissi gran parte della discografia dei vari Cradle of (Dani) Filth e Dimmu Borgir.

Capolavoro.

TRACKLIST:

  1. Clavicula Salomonis (07'19")
  2. Of the Defunct (08'44")
  3. A Precipice Towards Abyssal Caves (Inmost Chasm, I) (06'05")
  4. Il velo delle ombre (04'47")
  5. A Passage Through Abysmal Caverns (Inmost Chasm, II) (08'51")
  6. Sealed in Black Moon and Saturn (06'13")
  7. Congressus cum Dæmone (06'38")
  8. Inno alla stagione dell'inverno (Fearbringer cover) (10'17")
Paolo Ferrari
Si vola