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ETICHETTA: Scarlet Records
CITTÀ: Cremona
GENERE: Gothic-Folk Metal
LINEUP:

  • Elisa "Lisy" Stefanoni: Voce, Flauto
  • Toshiro Brunelli: Chitarra
  • Alessandro "Alex" Gervasi: Chitarra
  • Daniele "Furo" Foroni: Batteria
  • Marco "Bino" Binotto: Basso

Dove prima dominava l’azzurro dell’acqua, ora regna il rosso del fuoco: già dalla copertina, è evidente come Herons, secondo album dei cremonesi Evenoire, si collochi in una linea di continuità con il precedente Vitriol. Delle idee alla base dell’album, e della simbologia sui cui è costruito l’artwork, ci siamo già occupati nell’intervista con la cantante della band, Lisy Stefanoni. Passiamo quindi oltre, e andiamo a vedere più nel dettaglio i pezzi dell’album.

Il CD si apre cona la title-track Herons, ballad di eterea malinconia, dedicata al volo degli aironi, impassibili custodi dei segreti portati dal vento. Le ultime note del brano cadenzano direttamente sull’attacco della successiva Drops Of Amber, pezzo ispirato al mito greco di Fetonte. I sussurri del vento portano il "pianto d’ambra" delle figlie del sole, e la musica stessa si tramuta in qualcosa di molto più concreto ed energico: riff mettal da cui emergono con prepotenza i riff delle chitarre di Alessandro Gervasi e Toshiro Brunelli, e il pestare sulla batteria di Daniele Foroni (forse però, posto eccessivamente in primo piano dal mixaggio).

Già da questi due primi brani, è facile notare come il sound di Herons presenti sfumature Power molto più marcate, rispetto al precedente Vitriol. Anche i riff diventano più massicci ed energici, portando gli Evenoire a sonorità decisamente più metal. Aumenta anche la complessità ritmica dei pezzi, elemento che fornisce ai brani dell’album un retrogusto marcatamente "proggheggiante". Rimane invece invariata la presenza della componente orientaleggiante nella costruzione armonica dei brani, così come l’elemento mitologico resta la principale fonte d’ispirazione dei testi. Ma c’è anche spazio per l’amore, distruttivo e devastante come il fuoco. Amori che non possono portare felicità, ma solo sofferenze, dolori e dannazione.

È il sentimento di cui parla Love Enslaves. Un breve fraseggio d’archi apre invece ad un riff dominato dall’arabeggiante fraseggio di flauto che funge da intro al brano, ispirato alla leggenda della regina del Lago Rosso e della regina Tresenga (racconto a sua volta legato all’arrossamento delle acque del lago di Tovel, n.d.a.). E, da tutta la convinzione che mette nel suo cantare, ci sembra che Lisy sia particolarmente coinvolta emotivamente da questo pezzo, che esplode in una rabbia e un’aggressività particolarmente accentuate, salvo poi tornare a chiudersi affidando alla componente orchestrale il compito di cullare l’orecchio dell’ascoltatore con una dolce melodia che svanisce in fade out. È invece una cupa atmosfera da incubo quella che caratterizza Tears Of Medusa, pezzo arricchito anche dalla presenza vocale di Linnéa Vikström,  corista dei Therion e cantante nel progetto musicale The Experiment N. Q di Paolo Vallerga, che qui affianca la voce di Lisy. Il passaggio lento che si trova verso la fine del brano, è forse il punto in cui l’amalgama timbrica delle due voci riesce a emergere al meglio (ma sia chiaro che il resto non è certo da meno). Ma il tormento della povera Medusa non è certo da meno di quello dell’anonima protagonista delle vicende di The Devil’s Signs, costretta alla dannazione eterna per un amore sbagliato.

Ma c’è anche un femmineo crudele, nei testi degli Evenoire. Anguane, Salamandre, Giubiane: le più terribili creature dei racconti popolari diventano in Wild Females e in The Lady Of The Game la perfetta metafora per parlare del terribile fascino della femminilità (visto dagli occhi di una donna, dato che i testi sono scritti da Lisy).

Una frenetica alternanza di riff ritmicamente molto variegati sta invece alla base di Season Of Decay, conferendo al brano una complessità simile a quella delle malattie mentali a cui è inspirato. La voce di Lisy non si limita a cantare il testo, ma ne urla l’assoluta disperazione. Molto d’effetto anche le orchestrazioni (sopratutto l’utilizzo degli ottoni e dei cori), che arricchiscono e colorano ulteriormente il brano. Un effetto che viene completamente ribaltato dalle prime battute della seguente The Newborn Spring, ispirata all’usanza diffusa in svariate parti d’Italia di accendere falò per salutare l’arrivo della primavera. La natura rituale del saluto alla primavera è musicalmente sottolineata sopratutto da un ritmo che si fa particolarmente coinvolgente nel suo incedere ballabile. Più onirica suona invece When the Sun Sets che, traendo spunto dalla leggenda di re Ortnit, torna a porre il sole come elemento simbolico alla base del testo.

A chiudere l’album è la bonus track Aries, brano già proposto dagli Evenoire in I Will Stay, disco che fu il primo EP di quest’interessantissima band cremonese. Forse una delle più interessanti nel panorama italiano, almeno per gli appassionati del folk e del sinfonico.

TRACKLIST:

  1. Herons
  2. Drops Of Amber
  3. Seasons Of Decay
  4. Love Enslaves
  5. The Newborn Spring
  6. When The Sun Sets
  7. Tears Of Medusa (feat. Linnéa Vikström)
  8. Devil’s Signs
  9. The Lady Of The Game
  10. Wild Females
  11. Aries (Bonus Track)
Andrea Spontoni
Laureato in musicologia presso l'università di Pavia, attualmente studia presso il Biennio di Nuove Tecnologie e Multimedialità del conservatorio di Trento. Appassionato di teatro, letteratura fantasy e cinema horror, come musicista si occupa soprattutto di musica elettronica. È dal 2013 tastierista della band Hard'n Heavy mantovana Overnight Sensation.