5 1 1 1 1 1 Rating 5.00 (1 Vote)

ETICHETTA: Napalm Records

CITTÀ: Säffle (Svezia)

GENERE: Doom Metal

LINE UP:

  • Heike Langhans (voce)
  • Anders Jacobsson (voce)
  • Johan Ericson (chitarra, voce)
  • Daniel Arvidsson (chitarra)
  • Fredrik Johansson (basso)
  • Jerry Torstensson (batteria, percussioni)

Molti definiscono i Draconian come "un’interessante alternativa" ai Paradise Lost o ai My Dying Bride. È una frase che ho letto molte volte, pensando: "Ma…ma cosa?".
Ciò che la gente spesso non percepisce dei Draconian è la loro "svedesitá". Il processo evolutivo della band risente molto dell’influenza della scena musicale svedese che predilige sonorità molto più death e black, senza la lentezza che caratterizzava i primi album dei My Dying Bride, dando ai Draconian caratteristiche che non è possibile trovare nel doom made in UK.

In Sovran la band mantiene un’inquietante aura misto death-doom caratterizzato da ritmiche più lente rispetto ad alcuni lavori precedenti. I nove nuovi brani, registrati con Heike Langhans (dieci nel limited digipack) non si ricollegano molto a ciò a cui Arcane Rain Fell ci aveva abituato, ma ci fanno pensare più ad un ritorno a The Burning Halo.
Heavy Lies the Crown è un buon pezzo di apertura. Molto doom nell’intro, con elementi goth dati dall’uso dell’organo e del piano, anche se non spicca molto per originalità. The Wretched Tide ho fatto fatica ad inquadrarla; tastiere a metà tra goth e death, e pezzo che trasmette poco ad eccezione della parte centrale che ho trovato più strutturata e gradevole.
Pale Tortured Blue parte in maniera molto interessante. Grande lavoro lo fanno le tastiere nell'intro le quali caricano l’ascoltatore di aspettative, non disattese grazie alle chitarre che si impongono potentemente sul brano. Stesso discorso per Stellar Tomb, in cui la ritmica cambia e si fa più veloce e aggressiva, per poi lasciarsi andare a sospiri e continui cambi ritmici che alternano una malinconica dolcezza alla violenza del cantato di Jacobsson.
No Lonelier Star e Dusk Mariner sono due brani molto drammatici, in cui le chitarre svolgono uno dei lavori migliore che abbia mai sentito nei Draconian.
Disheathen presenta dei continui cambi ritmici, alternando atmosfere dark a intermezzi piú “power”, mentre Rivers Between Us si presenta sotto forma di una ballata romantica dove le due voci cantano all’unisono. The Marriage of Attaris conclude discretamente l’album, lasciando l’ascoltatore con un retrogusto agrodolce.

Il nuovo lavoro dei Draconian è insieme malinconico, drammatico e a tratti magico.
Tasto dolente: la nuova cantante. La voce della Langhans sembra priva di qualsiasi originalità e lascia l’impressione di averla già sentita e risentita milioni di volte, cosa che nel doom non aiuta. La differenza in quest’album la fa Anders Jacobsson, non ci sono storie. Lo stacco tra i due durante i brani si sente davvero troppo, come se mancasse proprio un filo conduttore tra le voci.
A conti fatti dunque, Sovran è un album gradevole (comunque non all’altezza di Arcane Rain Fell) in cui però si sente troppo la mancanza dell’empatia che c’era tra la Joannsson e Jacobsson.

 

VOTO: 7/10

TRACKLIST:

  1. Heavy Lies the Crown
  2. The Wretched Tide
  3. Pale Tortured Blue
  4. Stellar Tombs
  5. No Lonelier Star
  6. Dusk Mariner
  7. Dishearten
  8. Rivers Between Us (Featuring Daniel Änghede from Crippled Black Phoenix)
  9. The Marriage of Attaris"
Mariapia Campanella
Antropologa pugliese di nascita, svedese di adozione, mi diletto a gorgheggiare nel microfono quando non devo salvare renne che cercano di buttarsi sotto il mio treno. Prediligo il gothic e il symphonic, ma ho un debole per le band capellone anni '80 e per le cornamuse a festa fino all'alba.