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ETICHETTA: Fuel Records
CITTÀ: Parma
GENERE: Death Metal
LINE UP:

  • Mike Lunacy (voce)
  • Daniele J. Ermes Galassi (chitarre)
  • Jacopo Rossi (basso)
  • Alessandro Vagnoni (batteria)

Dopo un intervallo di quattro anni dalla pubblicazione di “Weaver Of Forgotten”, il nuovo lavoro dei parmensi Dark Lunacy sancisce il ritorno sulle tematiche trattate nel fortunatissimo “The Diarist”, incentrate sulle vicende della Seconda Guerra Mondiale, passando dai 900 giorni dell’assedio di Leningrado narrati nell’album del 2006 agli eventi conclusivi del conflitto che portarono al «Giorno della Vittoria», ovvero quel 9 Maggio in cui si celebra il trionfo dell’esercito sovietico nella cosiddetta «Grande Guerra Patriottica», il cui 69° anniversario ha coinciso con la pubblicazione dell’album.

I contenuti del disco vengono immediatamente sintetizzati nell’opener “Red Blocks”: Death Metal velocissimo, stacchi potenti, aperture ariose, inserti cadenzati, cori evocativi, violenza e poesia che si fondono in una struttura dove le liriche si fanno strada attraverso uno spietato bombardamento sonoro raccontando storie che sono Storia. Da qui, l’album si snoda su un alternarsi fra brani veloci chiaramente orientati verso un puro Death di scuola svedese (superba “From The Don To The Sea”) ed altri più articolati (particolarmente evocativa “The Decemberists”, sorta di cameo storico nello sviluppo temporale del disco nel suo descrivere il movimento Decabrista del 1825) dove è l’intensità drammatica ad emergere, per un risultato complessivo di grande equilibrio in cui emergono la mostruosa “Anthem Of Red Ghosts” e la conclusiva “Victory”, degna epitome di un album massiccio, potente, che avanza inarrestabile come una divisione corazzata grazie ad un songwriting esaltato da una produzione poderosa in grado di dare il giusto rilievo alla caratteristica più sorprendente dell’album, ovvero un utilizzo del coro dell’Armata Rossa mai così funzionale ai brani, al punto da esserne centro portante grazie a strofe e ritornelli che conferiscono alle canzoni un’epicità vibrante, una scelta magari rischiosa ma che si rivela più che azzeccata, visto il risultato. Citazione a parte, infine, per la struggente conclusione di “Silent Riot”, che si ricollega all’intro “Dawn Of Victory” concretizzandosi in un malinconico motivo russo che riesce davvero ad evocare i bivacchi dei soldati, riuniti attorno a un fuoco ascoltando, fra una machorka e un sorso di vodka, la voce di un commilitone che si staglia nel gelido cielo artico, un canto solitario che chiude il disco quasi lasciandolo in sospeso, come a simboleggiare l’appuntamento con il prossimo (e, speriamo, non troppo lontano) album.

Dieci tracce, quaranta minuti, un digipack di pregevole fattura e tanta buona musica: se portare avanti un progetto musicale originale è diventato una battaglia continua, anche così si può vincere la guerra. E i Dark Lunacy lo sanno.

GIUDIZIO: Vittorioso.

VOTO: 5 su 5 (Ottimo)

TRACKLIST:

1. Dawn Of Victory (0'55")

2. Red Blocks (4'05")

3. Sacred War (5'32")

4. From The Don To The Sea (5'03")

5. The Decemberists (4'30")

6. Anthem Of Red Ghost (4'31")

7. The Mystic Rail (4'36")

8. Ages Of Decay (4'49")

9. Victory (4'21")

10. Silent Riot (1'45")

Luca Morzenti
Nato e cresciuto a Milano quando ancora c’erano i telefoni a gettone, ma residente da tempo in provincia di Brescia, ha esplorato l’universo musicale in ogni suo remoto angolo, dapprima come spettatore e successivamente come musicista, fonico, tecnico luci, promoter e road manager, fino all’attuale ruolo di giornalista/reporter. Collabora con riviste locali e nazionali scrivendo - oltre che di musica - di sport, letteratura, tecnologia e attualità. Quando non scrive, legge (almeno due libri a settimana), si diletta come correttore di bozze di libri non sempre entusiasmanti, scrive testi per musicisti di (in)dubbio valore e guarda qualsiasi partita di hockey su ghiaccio riesca a trovare in tv o sul web.