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ETICHETTA: Bakerteam Records
CITTÀ: Milano
GENERE: Progressive Metal
LINEUP:

  • Marco Cantoni (voce)
  • Paolo Musazzi (chitarra, synth)
  • Cesare Ferrari (basso)
  • Lorenzo Beltrami (batteria)
  • Guest: Filippo Ferrari (chitarra)
  • Guest: Simone "Larsen" Premoli (tastiere)

Secondo lavoro in studio per i Cyrax, formazione nata nel 2012 e protagonista già nel 2013 di un EP, “Reflections”. Facendo tesoro dell’esperienza accumulata, e in seguito ad alcuni cambi di formazione, i Cyrax danno alle stampe nel 2014 “Pictures”, il primo lavoro sulla lunga distanza dei nostri.

Il pezzo di apertura, Cyrax, si presenta subito come un’intro strumentale ricca di spunti elettronici prima e progressive poi. In realtà, ben presto si inseriscono le vocals del leader Marco Cantoni, dotate di grande carattere e di una notevole estensione. Bellissimi alcuni spunti strumentali (eccellenti alcuni fraseggi di basso), tuttavia il pezzo a mio avviso manca di compattezza, e la generale bravura degli esecutori spesso sfocia in passaggi troppo azzardati che danno un senso di caos.  Da una canzone chiamata col nome della band mi sarei aspettato qualcosa di più “anthemico”.

The 7th Seal segue le stesse coordinate stilistiche, pur rinunciando a spunti elettronici per seguire derive più tastieristiche e acustiche. Anche in questo caso i passaggi sono numerosi, ma tutto sembra fluire liscio e l’ascoltatore si trova trasportato senza nemmeno accorgersene da atmosfere metalliche a intermezzi acustici, da passaggi progressive a echi gotici. Un pezzo, a mio avviso, pienamente riuscito.

Cockroach è decisamente più breve dei precedenti, assistiamo al ritorno di alcune parti elettroniche sperimentali su una base in cui il cantato di Marco Cantoni la fa da padrone, ispirato e poliedrico. Ancora una volta il lavoro strumentale è di alto livello, ma sempre sul filo del rasoio tra avanguardia e “caos”.

Intro atmosferica e vagamente sognante per Greenvalleys, che richiama atmosfere quasi celtiche tra il cantato femminile e quello del frontman. Il pezzo fluisce in maniera quasi narrativa, sicuramente da apprezzare maggiormente col testo sottomano.

Titolo “shakesperiano” per Oedipus Rex, pezzo che alle atmosfere fortemente sperimentali del disco aggiunge una vena, per l’appunto, quasi teatrale e fortemente innervata di metallo e cupezza. Non facile da comprendere al primo ascolto, ma molto interessante e ben costruito.

Ci avviamo verso la conclusione del platter con la trilogia Shine Through Darkness. Il primo capitolo presenta una lunga intro dal sapore medievaleggiante che si risolve in una potente cavalcata metallica. Il pezzo assume i contorni di una suite strumentale e verso la metà torna a basarsi su complesse costruzioni acustiche: solo dopo il quarto minuto assistiamo all’ingresso del cantante, che porta il pezzo verso la conclusione in un alternarsi di parti grintose e più rilassate.

La seconda parte, decisamente più breve, inizia ancora con forti echi medievali che poi si risolvono in una sezione più aggressiva. Molto gustoso l’intermezzo orchestrale, dopo il quale si riaccendono le distorsioni basate su tempi complessi e ritmiche dispari.

La conclusione della trilogia inizia (ormai un leit motiv per tutto il disco) con uno strumentale prima acustico e poi più “pesante”. Ancora una volta dobbiamo attendere parecchio per udire la voce di Marco, che si alterna con dei cori goticheggianti di pregevole fattura. La canzone ripresenta alcune parti elettroniche che erano un po’ scomparse negli ultimi pezzi.

Phunkrax rappresenta la chiusura del disco, uno strumentale di taglio decisamente progressivo, che assume a tratti sonorità quasi da jam. Un pezzo certamente godibile da parte di un orecchio “allenato” alla musica, soprattutto dopo qualche ascolto.

Il giudizio generale per questo “Pictures” è sicuramente molto positivo se si prende in esame la qualità dei musicisti e il livello tecnico delle composizioni. Alcuni appunti si possono invece muovere circa la struttura delle stesse, che soffre da un lato di uno schema un po’ ripetitivo – inizio strumentale acustico, sezione distorta, ingresso della voce sempre dopo il minuto – e dall’altro di un’alternarsi a tratti troppo secco e caotico delle sezioni all’interno dei pezzi.

Entrambi questi aspetti rendono le canzoni molto difficili da apprezzare a un primo ascolto, mentre dopo qualche passaggio si apprezzano maggiormente le ricchezze dei vari strumenti. In conclusione, i Cyrax dimostrano di avere ottime doti tecniche e buone idee, ma devono ancora migliorare nella stesura della “forma canzone” per creare un prodotto più omogeneo. Un album comunque più che consigliato per chi ama la sperimentazione.

TRACKLIST:

  1. Cyrax
  2. The 7th Seal
  3. Cockroach
  4. These Greenvalleys
  5. Oedipus Rex
  6. Shine Through Darkness (pt. 1/2/3 )
  7. Phunkrax