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Era una serata importante, questa organizzata al Colony per il 22 Marzo, e non solo per il livello dei gruppi che sarebbero saliti sul palco, o per meditare sul livello di cultura musicale in un pubblico rappresentato dalla miseria di 40 persone in occasione del concerto di Don Airey il venerdì precedente (per la cronaca: tre giorni dopo, lunedì, la data di Udine è andata sold out: che sia Brescia il problema?). Era un serata importante perché si trattava del primo appuntamento di un certo livello dopo l’ufficializzazione dell’annullamento del Fosch Fest (una morte che, purtroppo, a mio avviso non sarà apparente…), argomento su cui nessuno dei presenti - gestori, musicisti, spettatori - ha potuto risparmiare un commento, un pensiero, una considerazione.
Lo spettacolo, però, non può (non deve) fermarsi, e l’occasione di passare una serata di buona musica grazie ad un poker d’assi costituito da Diabula Rasa, Vallorch, Folk Metal Jacket e Hell’s Guardian è stata colta da un buon numero di spettatori, attirati da un bill che non ha tradito né le attese, né il desiderio di dimenticare - anche solo per un po’ - il senso di vuoto che da Bagnatica ha invaso i cuori di tutti…

Hell’s Guardian
Nella veste di ideali padroni di casa (geograficamente parlando), il quartetto bresciano presentava l’album d’esordio intitolato “Follow Your Fate” (intervista e recensione a breve proprio qui su IronFolks.net) nell’occasione del debutto su un palco importante come quello del Colony. Ebbene, le sensazioni positive date dall’ascolto del disco sono state confermate da un’esibizione breve ma incisiva, dove la band ha esibito grande perizia tecnica (in certi momenti sembrava davvero di ascoltare il CD…) unita ad una padronanza del palco che, considerando l’ancora limitata esperienza live, fa ben sperare per il futuro. Esordienti (in Serie A).

 

 

 

 

Folk Metal Jacket
Mai nome fu più ingannevole. L’ensemble modenese (che mai avevo avuto occasione di ascoltare prima) dimostra infatti un evidente orientamento Death, con brani molto strutturati che comunque non vanno a limitare una prestazione davvero trascinante, una continua esplosione di energia che ha coinvolto il pubblico regalando anche alcune chicche (l’omaggio ai Diabula Rasa con un accenno a “Tsanich” e un brano inedito di squisita fattura tecnica) in un’occasione che ha coinciso con l’ultimo concerto dello storico bassista, celebrato con il primo brano della band (e da lui scritto), questo sì orientato al Folk, ma quello norvegese di gran classe (chi ha detto Storm?). Sorprendenti (anche in futuro).

 

 

 

Vallorch
Dal primo concerto visto dal sottoscritto (Fosch Fest 2012), la formazione veneziana ha intrapreso un percorso di crescita costante che l’ha portata a costruire (show dopo show) una live set di grande efficacia, in grado di appagare l’affezionato pubblico diventato sempre più numeroso (e questo è un risultato che pochi riescono a raggiungere). Talvolta, però, ci si imbatte in una giornata poco brillante, e questa del Colony non è di certo stata la migliore prestazione della band, penalizzata da problemi legati ai suoni che neppure un soundcheck addirittura più lungo del concerto è riuscito a risolvere. Ma anche questo fa parte del gioco, e non sarà certo un piccolo inciampo a rallentare il viaggio di questi guerrieri veneti. Rivedibili (e spero presto).

 

 

 

Diabula Rasa
I Diabula Rasa non si discutono: si amano.
Trascinanti, carismatici, coinvolgenti, provocatori, geniali. Una band unica, guidata con saggezza e follia da quell’immenso personaggio che è Luca Veroli, creatore di una formula magica che unisce profonda ricerca storica, Metal, Folk ed attitudine festaiola, nel senso di predisposizione a fare casino divertendosi, un’alchimia che ha elevato (meritatamente) la formazione ravennate allo status di cult band e che risulta sì efficace su disco, ma che nella dimensione live esplode in tutta la sua potenza, creando in ogni occasione un ambiente dove musicisti e pubblico si uniscono in una sorta di rituale bacchico (in taberna?) celebrato grazie a brani di grande impatto che scatenano inevitabilmente canti e danze, spesso autentici gioielli (non potete immaginare quanto io ami “Tsanich”…) intervallati dai catechizzanti monologhi del Maestro Diabula. La cosa che più ho notato, poi - non vedendo la band sul palco da parecchio tempo - è la crescita di Samantha dal punto di vista della personalità vocale, con interpretazioni non solo tecnicamente ineccepibili (questo si sapeva…), ma dotate di una “presenza” che riesce a conferire un reale valore aggiunto alle canzoni.
Resta il rimpianto tutto personale di non poter assistere più spesso ai concerti dei Diabula Rasa, ma pazienza: quando accadrà, sarà come essersi lasciati la sera prima (e con la benedizione di Padre Tavor…). Infiniti (sin dal Medioevo).

Un’altra bella serata al Colony, dunque, e ce ne saranno molte altre.
Teniamocelo stretto, questo locale, perché - tornando alla notizia che ha sconvolto un po’ tutti - l’atmosfera del Fosch Fest, quella sensazione di fare tutti parte di una grande famiglia, si può ricreare anche qui. Anzi, per quanto mi riguarda c’è già, come ho scritto nella chiusura dell’intervista al buon Roby, ma sta a noi - intesi come pubblico - far sì che si mantenga sempre, e non solo quando ci fa comodo. Perché, dopo quanto accaduto, il Colony è diventato l’ultima oasi in un deserto sempre più grande, vuoto, silenzioso.
E il silenzio - questo silenzio - non ci piace.

Luca Morzenti
Nato e cresciuto a Milano quando ancora c’erano i telefoni a gettone, ma residente da tempo in provincia di Brescia, ha esplorato l’universo musicale in ogni suo remoto angolo, dapprima come spettatore e successivamente come musicista, fonico, tecnico luci, promoter e road manager, fino all’attuale ruolo di giornalista/reporter. Collabora con riviste locali e nazionali scrivendo - oltre che di musica - di sport, letteratura, tecnologia e attualità. Quando non scrive, legge (almeno due libri a settimana), si diletta come correttore di bozze di libri non sempre entusiasmanti, scrive testi per musicisti di (in)dubbio valore e guarda qualsiasi partita di hockey su ghiaccio riesca a trovare in tv o sul web.