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La settimana scorsa, tra giovedì 16 e sabato 18 agosto, ho assistito al Frantic Fest. Una rassegna recentissima, essendo giunta solo alla seconda edizione, ma già in profonda espansione, come testimoniano le band coinvolte nel bill. Sono pochi i festival di una tale portata che si possono contare nella nostra Penisola, in particolare nel Centro Sud; ebbene, il Frantic ci sembra che abbia le potenzialità giuste per creare qualcosa di importante anche in Italia. Tre giorni di concerti, dicevamo, che hanno visto diversi generi alternarsi al TikiTaka di Francavilla al Mare, in provincia di Chieti. Dall'incatalogabile proposta di Igorrr fino allo sperimentalismo degli Zu, passando per il folk di Rome e King Dude, o per il war metal dei Grave Desecrator: insomma, al Frantic Fest ce n'è davvero per tutti i gusti!

...vai al report del Day 1 (16 Agosto)

DAY 2

Il secondo giorno del Frantic Fest di quest'anno presentava il programma più metal di questa rassegna. E, probabilmente, anche quello più estremo. Tra le altre cose, ho anche avuto modo di incontrare e scambiare due parole con STRX, autore della locandina e già abbastanza noto in ambito metal per alcuni artwork e loghi (ha realizzato le copertine di un disco dei Sedna e del primo EP di Vashna): fidatevi, ne sentirete parlare. Ho anche avuto modo di fare diversi acquisti per quanto riguarda il merch: com'era prevedibile, c'erano davvero tanti banchetti con centinaia di dischi in vendita. Tante anche le chicche, specialmente per gli amanti del metal estremo: non potevo certo sottrarmi e ci ho lasciato un sacco di soldi, ma posso dire che ne è valsa la pena. Ma non divaghiamo.

Piuttosto, dicevamo: secondo giorno, programma molto più estremo. Detto, fatto: si inizia con il thrash metal dei toscani Violentor, che ci martellano per una buona mezz'ora con una scarica di riff potenti e martellanti. Visto lo sfortunato ritardo dei Dehuman (suoneranno più tardi), paradossalmente questa sembra essere un'ottima intro per gli Hirax, leggende del thrash metal. Attivi dal 1984, i californiani salgono sul palco con il suo bellicoso e carismatico cantante, Katon W. De Pena, che con la sua attitudine catalizza su di sé la scena. Maglia degli Hellhammer indosso, il suo modo di interpretare questa performance sembra riportarci indietro nel tempo: il pubblico apprezza decisamente, scapocciando e pogando in preda al delirio soprattutto su Baptized by Fire. Poi è la volta dei brasiliani Grave Desecrator, formazione carioca attiva esattamente da vent'anni. Band che si instilla nel filone del cosiddetto war metal, rifacendosi a band quali Blasphemy, Beherit, ma anche Sarcofago, i Grave Desecrator ci tengono a non essere da meno. I sudamericani disegnano portano sul palco abruzzese un sound brutale e caotico, a volte forse un po' troppo confusionario. Ciò ci porta ai Sadistic Intent, band death metal americana che gode di uno status leggendario. Se il termine "leggenda" può sembrare abusato, non lo è per questi deathster incalliti, che si confermano essere un must per tutti gli appassionati del death metal old school più ortodosso e oltranzista.

Nel frattempo, si avvicina l'ora dei Bolzer, probabilmente la band che più attendevo di tutto il Frantic Fest. Mi scuseranno i Dehuman se non ho seguito con attenzione la loro performance, ma mentre suonavano mi sono dedicato agli acquisti: ho per l'appunto saccheggiato lo stand della band elvetica, della quale ho preso i vinili di Roman Acupuncture, Aura e Hero, per poi acquistare altri dischi di band quali Malthusian, Grave Upheaval e Blasphemy. Insomma, giunti a questo punto credo sia chiaro quali siano i miei gusti in fatto di metal. In ogni caso, la conformazione del Frantic Fest permette di sentire l'esibizione delle band anche se non si è vicinissimi al palco: per quanto io non sia stato attentissimo, sono certo che i Dehuman siano stati molto apprezzati dal pubblico presente, visto il gran movimento di teste che facevano headbanging davanti al palco. Detto questo, è giunta l'ora dei Bolzer, band della quale conoscevo benissimo i pezzi, in particolare quelli dell'ultimo album (sul quale gli svizzeri si sono maggiormente soffermati). Black/death metal atmosferico, con inserti quasi tribali, una batteria molto fantasiosa e una formazione a due che funziona splendidamente: è questa la proposta degli elvetici, che dunque ricalcano un po' la formula a due adottata dagli Inquisition, ma lo fanno in maniera anche più convincente. Al di là del genere differente, infatti, ciò che stupisce dei Bolzer è il muro di suono creato dal cantante/chitarrista, impressionante, che però al tempo stesso fa emergere limpidi e perfettamente leggibili i riff di chitarra. Il tutto, poi, è impreziosito dalle clean vocals della band, che sembrano quasi degli urlacci di un pastore alpino. L'atmosfera creata, insomma, è unica, anche se non si tratta di un death metal così diretto come quelle di altre band che si sono esibite lo stesso giorno. Io comunque, personalmente, son stato soddisfatto così e ritengo siano stati i migliori di tutti e tre i giorni.

Eppure la serata non finisce qui, perché tocca agli Hideous Divinity, band death metal nostrana e penultima a suonare nella seconda giornata del Frantic Fest. Appena reduci da un lungo tour in Canada, negli ultimi anni il combo romano si è consolidato: nel 2017 è stato infatti stampato Adveniens, forse l'apice compositivo della band. Nonostante un inizio di concerto reso un po' complesso da alcuni suoni non perfetti, questi dettagli vengono sistemati e la band trascina il pubblico, anche grazie al carisma del cantante Enrico Di Lorenzo. Una prova davvero maiuscola, che certifica la crescita del gruppo in studio e il cui live conferma che si tratta di uno dei migliori act death metal della nostra penisola. Tra l'altro, le tracce dell'ultimo album mostrano una leggera vena "blackened" che spunta qui e lì, come ad esempio nella bellissima Passages, eseguita dal vivo in quel di Francavilla. Tutto questo anticipa l'ultima band della serata, attesa dai fan del black metal e non solo: i norvegesi Enslaved. Oltre un'ora di set per gli scandinavi, durante la quale passano in rassegna un po' tutta la loro discografia, compresi i momenti più "black" della loro lunga carriera. Non mancano gli omaggi alla scena prog italiana, della quale i norvegesi sono grandissimi fan. Il pubblico, divertito, accompagna la prova degli Enslaved con calore ed eccitazione: band del genere non scendono qui tutti i giorni, e questo i presenti sembrano capirlo. Più che promossi dunque anche gli Enslaved, che ci ricordano nel migliore dei modi come si possano far convivere allo stesso tempo l'amore per l'estremo e quello per il progressive.

Giuseppe Emanuele Frisone
Author: Giuseppe Emanuele Frisone