1 1 1 1 1 Rating 0.00 (0 Votes)

La settimana scorsa, tra giovedì 16 e sabato 18 agosto, ho assistito al Frantic Fest. Una rassegna recentissima, essendo giunta solo alla seconda edizione, ma già in profonda espansione, come testimoniano le band coinvolte nel bill. Sono pochi i festival di una tale portata che si possono contare nella nostra Penisola, in particolare nel Centro Sud; ebbene, il Frantic ci sembra che abbia le potenzialità giuste per creare qualcosa di importante anche in Italia. Tre giorni di concerti, dicevamo, che hanno visto diversi generi alternarsi al TikiTaka di Francavilla al Mare, in provincia di Chieti. Dall'incatalogabile proposta di Igorrr fino allo sperimentalismo degli Zu, passando per il folk di Rome e King Dude, o per il war metal dei Grave Desecrator: insomma, al Frantic Fest ce n'è davvero per tutti i gusti!

Tale manifestazione, peraltro, è stata apprezzata non solo dai fan, ma anche da artisti piuttosto noti nell'ambiente metal/alternativo. In questi tre giorni ho infatti avvistato diverse personalità riconosciute, da Selvans Haruspex (Selvans, ex Draugr) alla cantautrice crepuscolare Vespertina, per non parlare di Giulio the Bastard (Cripple Bastards), presente con lo stand della sua label FOAD Records, senza dimenticare Paolo Girardi, leggenda che ha dipinto molti artwork di band death metal (ma non solo). Insomma, pare evidente come un tale festival non possa passare certo inosservato.

DAY ONE

Ora, però, cominciamo con il live report vero e proprio: come detto, il programma, spalmato su tre giorni, si è acceso giovedì 16. Una giornata che è iniziata con sonorità dedite prevalentemente alla psichedelia, allo stoner e al doom. Ad aprire le danze sono stati gli Ananda Mida, band veneta che, con il suo psychedelic/ stoner rock, ha avuto l'onore e l'onere di dare il via all'edizione del 2018 del Frantic Fest. Una prova convincente, che ha fatto viaggiare gli spettatori con la mente attraverso trip psichedelici.

Poi è stata la volta della prima band ad esibirsi sul palco grande, i parmigiani Caronte. Sotto contratto con Van Records, tra le migliori etichette discografiche europee per quanto riguarda il panorama metal, i nostri si sono presentati con uno stoner/doom molto pesante, cui ha fatto da contraltare il cantato pulito del vocalist Dorian Bones, già voce dei Whiskey Ritual. Personalmente, preferisco proprio questi ultimi, ma si tratta di un gusto personale. Introdotti da un throat singing mongolo, i Caronte hanno cercato di trascinare gli ascoltatori in un nero vortice di laido orrore per poco più di mezzora. Missione compiuta? Forse solo in parte, dal momento che una band simile, per sprigionare tutto il suo potenziale, avrebbe forse bisogno di un minutaggio leggermente più elevato. Questi comunque son solo dettagli, e, con le note di Black Gold (tratta dal primo album Ascension) che vanno a sfumare, la serata può proseguire.

La "tetralogia psichedelica", per così dire, viene così completata da Ruby the Hatchet e Yawning Man. Molto interessanti i primi, band americana accompagnata dalla splendida voce della cantante Jillian Taylor, che a tratti mi ha ricordato Sara Montenegro dei veneti Messa (se non li conoscete, da recuperare assolutamente). Non da meno gli Yawning Man, dal monicker quanto mai bizzarro ("L'uomo sbadigliante"): la trentennale carriera di questa band desert rock, anch'essa americana, parla da sé. Autori di uno show convincente sotto tutti i punti di vista, gli Yawning Man ci accompagnano in un lungo viaggio strumentale verso la fine della serata, che conserva i tre piatti forti della prima giornata di concerti.

Che dire dei GBH? Leggende del punk e attivi dal 1979, hanno catalizzato su di loro l'attenzione di tutti quei fan in cerca di hardcore tritaossa, riff al fulmicotone e tanto, tanto divertimento. Dobbiamo dire che non hanno deluso le aspettative, portando in alto la bandiera di quel punk hardcore di matrice britannica che affonda le sue radici nei Sex Pistols e nei Discharge. Grande la partecipazione del pubblico, che è stato capace di alzare un pogo selvaggio lungo praticamente tutta la durata dell'esibizione dei GBH. Colin Abrahall, storico frontman e fondatore della band, ringrazia, regalando uno show memorabile per tutti i fan del genere.

Non è certo da meno lo show degli Unsane, altra band storica (di formazione trentennale) sotto l'egida dell'etichetta Southern Lord. Tra noise rock e hardcore, ci propongono un altro concerto molto divertente, da pogo, senza particolari tecnicismi ma violento il giusto: gli Unsane vanno dritto al punto e non si tirano indietro di fronte al nulla. Dal 1988 ad oggi.

Si torna sul palco piccolo con l'intimismo folk del lussemburghese Jerome Reuter, in arte Rome. Accompagnato da due session, Reuter ci delizia per un'ora con la sua calda voce, narrandoci tutto il suo amore per l'Europa. Una performance carica di pathos, e non vi nascondo che si trattava forse dell'artista che più attendevo per quanto riguarda il primo giorno: la sua formula funziona alla perfezione e convince praticamente tutti, smentendo chi pensava che potesse essere troppo "leggero" per questo tipo di festival. Solo un appunto: forse con un basso dal vivo il sound di Rome sarebbe maggiormente "pieno" e risulterebbe ancora più caldo.

Arriva dunque il turno di Igorrr, l'headliner della serata. Lo show del francese è veramente folle, nel senso migliore della parola: tra breakcore, ambient, metal estremo e voci operistiche, Igorrr conferma la sua crescita artistica che lo ha portato ad arrivare su Metal Blade Records, importantissima etichetta metal europea. Il suo è un live indimenticabile: merito anche dei session, con cui condivide anche altri progetti molto interessanti (Oxxo Xoox, Whourkr, Ricinn). La folla italiana appare decisamente soddisfatta, anche se forse non appagata del tutto: la sensazione è che nessuno fosse sazio della proposta dei francesi, e che questi potessero continuare ancora a lungo senza stancare nessuno! In ogni caso, giustificata in pieno la scelta di metterli a fine serata: senza dubbio sono stati loro i mattatori della prima giornata di concerti.

Giuseppe Emanuele Frisone
Author: Giuseppe Emanuele Frisone