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Parma, Campus Industry Music. Il locale apre tra un'ora e già c'è una discreta fila all'ingresso. C'è gente un po' da tutta Italia, come è normale aspettarsi dall'unica data italiana di un tour con band come Eluveitie e Amaranthe.

Il locale deve ancora riempirsi del tutto quandono salgono sul palco i The Charm the Fury. La loro musica suona grezza e diretta, molto più di quanto non lo sia sui lavori in studio. I riff, carichi di groove, richiamano al Nu degli Slipknot o al Groove dei Pantera. La voce di Caroline Westendorp spazia tra il pulito, il graffiato e un growl che chiama subito alla mente il Melodic Death Metal degli Arch Enemy.  
Il pubblico gradisce, lasciandosi trasportare dalla musica e dalla presenza scenica del gruppo. Dal pit si alzano i cori sul finale di Echoes. Il pogo non manca, e la band fa partire il Wall Of Death.
Alla fine del loro show il locale si è riempito, il pubblico è caldo. Un'apertura coi fiocchi.

Gli Amaranthe portano sul palco del Campus Industry Music un power metal dal sapore molto pop. Melodie orecchiabili, abbondanza di ritmi dance su pezzi come Drop Dead Cynical e uso massiccio (forse troppo) di basi elettroniche tunz-tunz. Emergono con prepotenza sui riff di That Song le influenze del Glam Metal e dell'Hard Rock anni '80.
La conformazione del locale esalta molto i bassi, che rimbomano inevitabilmente. Ma la regia si destreggia senza problemi, portando a un risultato che rende al meglio il sound della band.
Il grosso dello show è costruito sulle voci di Elize Ryd, Henrik Englund Wilhemsson e Nils Molin. E sulle loro indiscutibili doti di show-man. I tre calcano il palco con movenze coreografiche, un po' impostate ma di sicuro effetto. Elize ora incita il pubblico a saltare e scapocciare, ora lo invita ad una lenta danza sulle note di Endlessly, ora mette in mostra le proprie grazie con mosse sensuali e gesti ammiccanti.  Henrik, con posa da bad boy, dà un preciso ordine al pit: “applaudite per saziare il mio ego!”. E Henrik non manca di incitare la folla a saltare.
Un particolare momento di gloria spetta poi a Morten Løwe Sørensen, che apre Digital World con un articolato solo di batteria.
Il concerto degli Amaranthe lascia un pubblico entusiasta.

Ultimo cambio palco e salgono sul palco gli Eluveitie. Vuoi per il giorno lavorativo, vuoi che probabilmente alcuni erano sul posto solo per gli Amaranthe, il locale si è leggermente svuotato durante il cambio palco. Ma il pubblico in sala non manca. È carico, e affamato di Folk Metal.
Con Your Gaulish War la band apre quindi questo nuovo tour. Purtroppo però i volumi presentano fin da subito qualche inghippo. Chitarre e basso a palla. Un vago sentore di low whistle in lontananza. Violino e altri strumenti folk non pervenuti.
La scaletta prosegue con simili problemi su King, ma sulle note di Nil i flauti sembrano finalmente presenti col loro suono squillante. Illusione fallace, dal momento che i bassi tornano a imporsi soverchianti sulla versione metal di Omnos.
Il concerto passa poi ad un primo intermezzo acustico dedicato ai brani dell'ultimo album: Lugus e Caturix (sulla quale finalmente iniziamo a sentire anche il violino). Segue Artio, splendido intervento solistico di  Fabienne Erni accompagnato come da CD da una base costruita con suoni ambientali. Se non che verso la fine del brano il volume della base sembra prevalere sulla voce di Fabienne. Il pezzo però è di grande effetto, e gli appluasi non mancano.
Fine della parentesi acustica, tutto sommato breve se si pensa che l'ultimo lavoro degli Eluveitie è stato un album interamente in acustico. La band torna sull'elettrico con Epona (e con volumi finalmente  buoni, seppur non splendidi).
La scaletta prosegue con Thousandfold, una piccola strizzata d'occhio alla lingua italiana con Il Richiamo Dei Monti (The Call Of The Mountains con testo italiano) e Kingdom Come Undone.
Chrigel Glanzmann si ferma, incita il pubblico a ballare un po' di “pure irish folk music” per introdurre Tegernako. Sul “pure” ci sarebbe da ridire, ma l'irish folk non manca! Tegernako si apre e chiude infatti con due gighe irlandesi: Kid On The Mountain e Morrisons Jig. Ovviamente modificate dalla band quanto basta per dare il giusto “tocco alla Eluveitie”.
La band esce di scena. Il palcoscenico è lasciato al solo di batteria di Alain Ackermann, che funge da elaborata intro per Havoc.
Piccola pausa per i ringraziamenti ed è la volta di Helvetios.
Finta uscita di rito e la band torna sul palco con Inis Mona, per chiudere la data d'apertura di questo nuovo tour.

La fine dello show lascia un pubblico soddisfatto e appagato, anche se meno numeroso rispetto a quello dell'inizio dell'ultima performance. Mentre mi dirigo verso l'uscita colgo molti commenti entusiasti. Gli iniziali con i volumi degli strumenti folk non hanno sminuito l'entusiasmo dei fan.

Eluveitie's Setlist:

  1. Your gaulish war
  2. King
  3. Nil
  4. Omnos (metal)
  5. Lugus
  6. Caturix
  7. Artio
  8. Epona
  9. Thousandfold
  10. Call of the Mountains
  11. Rose for Epona
  12. Kingdome come undone
  13. Tegernako
    (drumsolo)
  14. Havoc
  15. Helvetios
    (encore)
  16. Inis Mona
Andrea Spontoni
Laureato in musicologia presso l'università di Pavia, attualmente studia presso il Biennio di Nuove Tecnologie e Multimedialità del conservatorio di Trento. Appassionato di teatro, letteratura fantasy e cinema horror, come musicista si occupa soprattutto di musica elettronica. È dal 2013 tastierista della band Hard'n Heavy mantovana Overnight Sensation.