1 1 1 1 1 Rating 0.00 (0 Votes)

To Have The Festival You Need The People

Il bello di essere nati al di là della Barriera1 è non avere bisogno del freddo per sentire che l'Inverno sta arrivando: ci basta mettere Midnattens Widunder  e aspettare gli Estranei.
In quella fascia della Pianura Padana compresa tra l'Insubria e i confini delle Orobie, per anni si sono svolti i maggiori festival Folk Metal al di sopra del Po: il Fosch Fest, il Malpaga Folk, l'Insubria Festival e le varie feste di stampo celtico come Beltane e Strigarium, che volentieri ospitano artisti appartenenti alla scena. L'amore di questa particolare zona per il Folk Metal è provato dalla sua capillarità all'interno di manifestazioni non dedicate, come il Metal For Emergency, che nel corso degli anni non ha mai nascosto la propria simpatia per il genere: Vallorch, Holy Shire, Mägo de Oz... per citarne alcuni.
Quest'anno il MFE ha traslocato al Filagosto Festival, uno dei migliori festival musicali della bergamasca, in uno spazio adeguato all'affluenza che la location di Cenate Sotto non riusciva più a sostenere. I risultati parlano: la partecipazione, secondo gli organizzatori, è stata stimata tra le 5 e le 7mila persone - si mormora anche di cifre più grandi, per sicurezza ci fermiamo qui - ben oltre le previsioni, dando un segnale estremamente positivo per la scena metal del Nord Italia, che sempre più soffre la presenza di festival bene organizzati.

Toccarla pianissimo

Sono arrivata a serata iniziata, il che significa che mi sono persa le tre band precedenti, non dovrei neppure parlarne...eppure lo farò.
Col compito di aprire la serata sono i Norsemen, che nonostante i 27°C di sabato pomeriggio devono portare le atmosfere nordiche del primo EP, Warrior's Fate, uscito due mesi fa. Vincitori del contest per suonare sul palco del MFE, il loro death nostrano non disdegna le influenze grezzone degli Entombed e quelle commistioni di black e thrash che fanno ben sperare ad una futura deriva verso i Sarcofago di The Laws of Scourge, dato che di death a cazzo duro nella scena orobica avremmo già gli Ulvedharr (salvo che nel prossimo Total War sotto Scarlet Records abbiano cambiato registro). Restiamo in attesa, per ora il 2017 dei Norsemen è stato ricco di esperienze live da cui imparare.

  1. Black Mountain
  2. Surtur
  3. Odin
  4. Warrior's Fate

Sound Storm e il Suono del Sogno

Si cambia genere e si cambia profilo, coi Sound Storm parliamo di una band storica del panorama italiano, con un'esperienza live da rivolo di bava tra Haggard, Therion, Tristania...
Conosciuti grazie al blog di Lisy Stefanoni (Evenoire) nel tour di Immortalia, di spalla gli Arkona, i piemontesi lasciano poco spazio alle speculazioni da report, con loro si sbaglia raramente, posto che:
A) vi piacciano le orchestrazioni, la loro discografia ne è piena e se siete amanti dei suoni grezzi e del metal senza fronzoli, non è la vostra band. "Semplice" non è una parola contemplata nel dizionario dei Sound Storm e credo che la cosa non costituisca affatto un problema per Privitera & soci;
B) superiate il feeling iniziale di familiarità verso gruppi del metal mainstream, dove i suoni possono ricordare dei Kamelot con un approccio molto power, dalla tastiera alle chitarre, il cui estro drammatico è massiccio ed accompagna una voce che non starebbe affatto male in un progetto à la Rhapsody (okay, saremmo a quota quattro formazioni Rhapsody, facciamo "alla Avantasia").
TL; DR: Mi mangio le mani ad averli persi, se non c'eravate fatelo anche voi; in ogni caso dovremo aspettare due mesi per rivederli in Italia, perché tra settembre ed ottobre saranno in Europa a promuovere il terzo album Vertigo, uscito l'anno scorso. A proposito di Vertigo, se è vero che third time is the charm, dai lavori futuri dei Sound Storm ci si può aspettare qualsiasi cosa.

  1. Vertigo
  2. The Dragonfly
  3. Metamorphosis
  4. Forsaken
  5. Gemini
  6. Immortalia/Back to life
  7. The Portrait

Si alza da Ovest un vento...

Con gli Eluveitie headliner, Cica, Becky e compari giocano praticamente in casa: dopo una settimana dal Malpaga Folk&Metal Fest il richiamo celtico non resta inascoltato.
Per favore, toglietevi dalla testa che i Furor Gallico siano rimasti quelli del primo LP, sono passati  s e t t e  a n n i e Songs From The Earth, il più recente full-lenght, è uscito nel 2015; hanno sperimentato, hanno calcato il palco in svariate formazioni e pensarli con la mente proiettata a B.C. -The Glorious Dawn è ingenuo ed anacronistico. I Furor Gallico si sono evoluti, l'ultimo disco lo testimonia: nonostante sia un polpettone di stili che male si adattano ad essere incisi su un disco solo, il gruppo lombardo ha portato al mondo del Folk Metal - poco incline ai cambiamenti -  la volontà di dare una spolverata al suono canonico.
Parliamo di musicisti molto talentuosi (Cica sembra aver lavorato ulteriormente sulla propria tecnica vocale, rispetto all'ultima volta in cui vidi la band), quindi sentirli rivelare il progetto di un nuovo album in cantiere mi ha fatta sussultare, con la line-up attuale ed (auspicabilmente) stabile, il potenziale per un disco de sostanza c'è, la fanbase è folta e le aspettative sono alte.
In aggiunta, per esigenze di tempo, si sono prestati a fare un soundcheck a tempo record, offrendo comunque uno spettacolo degno della loro fama.
Fuoco alle polveri.

  1. The Song of the Earth
  2. Wild Jig of Beltaine
  3. Venti di Imbolc
  4. The Gods Have Returned2
  5. Curmisagios
  6. La Notte dei Cento Fuochi
  7. Banshee
  8. La Caccia Morta

Pugna et Ignora

Chi ha avuto il proprio processo di formazione agli albori dell'era digitale in Italia nei primi Anni Duemila saprà di cosa parlo, per coloro cui "Limewire" non dice nulla, lasciate che Papà Castoro vi racconti una storia.
C'era una volta un'epoca buia fatta di forum e guerre tra truzzi e metallari (vi svelerò un segreto, piccoli feti: non è cambiato un cazzo, fatevi un giro nella sezione commenti dei maggiori siti e vedrete gente ancora battibeccare sul migliore cantante degli Helloween); le informazioni reperibili sulle band  erano dicerie che sfioravano il folklore, il passaparola era tutto e il web era terreno fertile per il passaggio di mp3 di qualità infima caricati su Bearshare, eMule, ed altre piattaforme la cui aspirazione era arrivare ai 128kbps.
Ebbene, in questa giungla di file sgranati come i genitali negli hentai, la facevano da padrone compilation casalinghe che montavano sempre meno su supporto fisico; i pignoli le creavano su CD compilando ordinati libretti con autore, titolo, album ed anno, che finivano per essere malamente masterizzate con Nero e passate con nomi ignoti e confusi; su uno di quei dischi (quello che arrivò a me si intitolava "Podèt3 sounds vol 666") si trovavano anche alcuni estratti dal primo disco dei Nanowar. Erano gli alfieri della Fede che l'Italia si meritava, ed io ero pronta a seguirli.
I laziali inaugurano le danze con I 400 Calci, inno composto per il blog omonimo, una canzone di amore e compassione nella quale si celebrano ambasciatori della moderazione come Steven Seagal e Jean-Claude Van Damme; come previsto, il tono del concerto mantiene alto il tasso di irriverenza, con buona pace di chi s'è lamentato della bestemmia del cantante degli Eluveitie si sono toccati:

la diversa eterosessualità di Tiziano Ferro;
la diversa eterosessualità del power metal;
l'amore per gli uccelli (rapaci);
il giender;
i vegani;
la schiacciante rappresentana di Giorgio Mastrota come alfiere della virilità lombarda;
donne difficili dai facili costumi;
il Feudalesimo, che sempre fa ardere i nostri cuori.

È difficile essere un vero Nanowar.
Sul finale Potowotominimak accusa il fardello del vero metal, ma porta a casa la triade dell'encore Giorgio Mastrota/Master of Pizza/Odino and Valhalla con l'ausilio di Mr. Baffo, seconda empia voce della band romana. Chi li segue lo sa, i Nanowar non prendono l'ignoranza come scusa per suonare in modo approssimativo (la prendono per il resto), e lo spettacolo fila per un'ora e mezza di intrattenimento senza intoppi. Costumi, trivialità, comicità slapstick sul sesso anale e metal.
Come dice il saggio Danny Glover, (non) siamo troppo vecchi per queste stronzate.

  1. Nanowar
  2. I 400 Calci
  3. Look at Two Reels
  4. To Kill The Dragon You Need The Sword
  5. Il cacciatore della notte
  6. V per Viennetta
  7. Metal la la la
  8. Bestie di seitan
  9. Operatore ecologico
  10. RAP-sody
  11. Feudalesimo è libertà
    Encore:
  12. Master of Pizza
  13. Giorgio Mastrota
  14. Odino and Valhalla
  15. Power of The Power of The Power (Of The Great Sword)

La Svizzera ci ha dato i ticinesi, ma ha anche dei pregi

La versione che state ascoltando di Uis Elveti è quella del primo demo, Vên, e contiene il più grande segreto degli Eluveitie, ovvero come si pronuncia il loro cristo di nome.
La band ha più membri del Coro dei Pompieri e più cambi di line-up dei King Crimson; il più recente con l'uscita di Anna Murphy, Merlin Sutter ed Ivo Henzi, confluiti nel progetto Cellar Darling, da considerare solo per soddisfare la curiosità di sapere se si sono imbarcati in qualcosa di rilevante (spoiler: no).
Gli elvetici hanno passato dei momenti piuttosto critici, sia per album evitabili come Evocation I -  The Arcane Dominion ed Everything Remains (As It Never Was), sia per questioni relative a scelte musicali poco felici (le versioni poliglotta di The Call Of The Mountains sono degne delle torture di Guantanamo); personalmente ero un po' preoccupata, quando li vidi a Romagnano Sesia nel tour di Origins con gli Arkona di spalla erano piuttosto spenti ed anche le opinioni sui concerti successivi sembravano confermare una generale fiacchezza della band, forse per via della tournée impegnativa.
Una volta partito l'intro di Your Gaulish War non ce n'è per nessuno, si capisce come imposteranno l'esibizione: sarà infatti un concerto con brevi stacchi acustici (perlopiù da Helvetios) e davvero tante legnate, cosa che si attendeva con ansia da anni.
Fortunatamente, il 5 agosto sono in stato di grazia, con un Chrigel vocalmente in formissima e una band con tanta voglia di far tremare la terra sotto i piedi delle quasi settemila persone accorse a Filago per vederli. L'eredità di Anna Murphy è stata portata avanti con personalità e grazia dalla figura di Fabienne Erni, che dà una bella prova vocale in Omnos, The Call Of The Mountains e nel nuovo singolo Epona. Particolare la scelta di mettere in scaletta brani duri come Tegernako, Havoc e Kingdom Come Undone  nel tour di promozione di un disco acustico - non sono pezzi eseguiti raramente, ma mi sarei aspettata più continuità con Evocation I. Meglio, tant'è che i pezzi nuovi hanno risaltato ancor di più, peccato per Lvgvs, interessante secondo singolo da Evocation II – Pantheon, che questa volta è stato messo da parte; altra grande assente Slania's Song, accennata brevemente (se non sbaglio prima di Belenos, altro estratto del prossimo album).
Il tempo tiranneggia sul concerto degi Eluveitie, che chiudono in fretta con l'immancabile Inis Mona e i saluti di rito. Un bellissimo rientro nelle lande orobiche dopo il Fosch del 2010 e una grande performance della nuova formazione degli svizzeri: una menzione d'onore al bel lavoro di squadra di Rafael Salzmann e Jonas Wolf alle chitarre e a Matteo Sisti, polistrumentista conterraneo, che deve essersi divertito parecchio durante la stesura di questo Evocation II – Pantheon.

  1. Your Gaulish War
  2. King
  3. Neverland
  4. Omnos
  5. Quoth the Raven
  6. Grannus/Belenos
  7. Epona
  8. Thousandfold
  9. The Call of the Mountains
  10. A Rose for Epona
  11. Scorched Earth
  12. Kingdom Come Undone
  13. Tegernakô
  14. Havoc
  15. Helvetios
    Encore:
  16. Inis Mona

ALL'ATTENZIONE DEI LETTORI
L'Autore si scusa per il ritardo: cambiare provider Internet rende difficile scrivere; in compenso, bestemmiare riesce benissimo.


  1. George R.R. Martin ha recentemente confermato che la Barriera inizia dal casello della A4 di Capriate (BG)
  2. Sono un po' incerta dell'esattezza di questa scaletta, nel caso correggetemi!
  3. "Podèt" nel dialetto bergamasco delle valli orientali è il falcetto da potatura, rimanda alla locuzione "fát sö col podèt", letteralmente "scolpito col falcetto", usato per indicare un individuo ignorante in modo bonario, "sgrossato nella pietra", proprio come i metallari. Buoni e grezzoni.
Rayne Colombi
Live Reporter
Nata a Bergamo poco dopo la caduta del Muro (per noi è stato un gran dispiacere, visto l'amore per l'edilizia), cresce a pane e musica classica (Donizetti, Mozart, i Pooh...) e si avvicina al metal verso i 15 anni. Dopo qualche anno in radio e la collaborazione con una webzine fino al 2015, entra nello staff di Ironfolks per abbassarne la qualità, definita troppo alta dalla concorrenza. Onnivora musicale, dice di amare la lettura ma non finsce un libro dal 2013.