1 1 1 1 1 Rating 0.00 (0 Votes)

Passati in rassegna i cinque big del secondo giorno, il Fosch Fest si appresta a chiudere i battenti per la settima volta nella sua storia. E lo fa lasciando spazio prima a delle band italiane e straniere del circuito underground per poi riservare i posti principali agli ultimi due nomi di spicco del bill, ossia gli Enslaved ed i Korpiklaani. L’Underground Stage è nel frattempo tornato in funzione consentendo di rispettare pienamente il running order.

Si inizia alle ore 14.45 con i Beriedir. Entrati nel bill all’ultimo istante, i bergamaschi sono giovanissimi di età e di esperienza. Al momento dispongono all’attivo infatti di un solo EP, The Line, da cui oggi eseguono solo Skies of Infinity. L’influenza primaria sembra essere giocata dal Power-Progressive Metal proprio dei Blind Guardian e dei Vision Divine.

Un altro cambio di programma dell’ultimo momento causa l’annullamento dello show degli Embryo e l’inserimento di quello degli Ulvedharr. La formazione Thrash-Death Metal bergamasca sta raccogliendo consensi grazie anche a diversi show all’estero e mette oggi in scaletta War is in the Eye of Berseker, Skjaldborg e la tanto richiesta Onward to Valhalla. Il pubblico è già carico e fa partire i primi wall of death della giornata.

È il turno degli Evendim. I fiorentini fanno rivivere le atmosfere Heavy-Folk Metal baldanzose degli Alestorm e dei Korpiklaani specialmente con Ode to the Setting Sun e Whiskey on Fire. Nel poco spazio a esso dedicato, il settetto dimostra di sapersi divertire sul palco.

Il pubblico si assembra attorno agli Atavicus. Dopo l’esperienza maturata negli ora sciolti Draugr, la band capitanata dalla coppia Lupus Nemesis + Triumphator riporta in vita l’orgoglio dei suoi antenati con un Black Metal a sfumature epiche. Da Ad Maiora gli abruzzesi scelgono la toccante La disciplina Dell’Acciaio e il loro inno Sempiterno. L'ardire degli Avi è invece il singolo presentato in anteprima che sarà diffuso dal 26 luglio in versione limitata.

Si va avanti assieme ai Norhod. La line-up di Lucca presenta una buona parte dell’ultimo Voices From the Ocean grazie all’intro Storm accoppiato con Endless Ocean e ancora The Abyss of Knowledge e Son of the Moon. È un bel sentire per tutti gli appassionati di band come Nightwish, Epica, Within Temptation e Sirenia che paiono rappresentare le ispirazioni di riferimento.

Prendono il posto i Drakum. La prima band straniera di oggi propone una ricetta molto semplice: un Folk Metal scacciapensieri abbinato a un growl vocale abbastanza indisciplinato. Il main topic delle canzoni Walls of Deadly Trolls e Troll Recipe è rappresentato dal regno fatato dei troll che il frontman, Javi, afferma di uccidere come passatempo.

Seguono subito gli Atlas Pain. I milanesi prediligono un Power Metal portato all’estrema enfasi dall’utilizzo delle sinfonie e dei toni epici dei testi di The Storm, Ironforged e Once Upon A Time che provengono dall’EP Behind the Front Page. I quattro coinvolgono un pubblico che li incita a ogni pezzo.

Ed ecco la seconda band straniera di oggi: gli Skálmöld. Il gruppo è pronto alla sua prima discesa in Italia a portare il suo mix di Heavy/Folk con sprazzi di nordico Black Metal. Il set include pezzi tratti dai tre dischi finora rilasciati Baldur, Börn Loka e Med Vaettum. Sul cavallo di battaglia, Kvaðning, arriva la festante ovazione dell’audience che sventola una bandiera islandese e ripete a gran voce il refrain.

Tocca ai Nightland. La line-up di Pesaro si va a inserire lungo il filone probabilmente inaugurato in Italia dai Fleshgod Apocalypse. A.R.E.S., Icarus e Alpha Et Omega tentano infatti di conciliare la tecnica studiata dei riff di chitarra con dei background melodico-sinfonici. Il quartetto è giovane di esperienza (attivo dal 2010, ndr), ma riesce già a tenere in modo consapevole la scena.

Il main stage è calcato dagli Enslaved. Sull’audio dei primi minuti del film Arancia Meccanica inizia uno show fenomenale che incorona i venticinque anni di carriera dei norvegesi. La setlist è stata concepita per ripercorrere i fasti del Black Metal degli esordi e approdare alla più recente evoluzione tendente verso il Black-Progressive Metal. Non a caso lo storico frontman, Grutle Kjellson, omaggia i Banco del Mutuo Soccorso e la scena Progressive Rock italica degli anni ’70 per aver giocato un’influenza fondamentale sulla maturazione stilistica della sua band. Si inizia con Fenris e Convoys to Nothingness che sono tratte dai freddi e maliconici Frost e Monumension rispettivamente. Si procede poi con Return to Yggdrasil e Isa le quali sono prese dal più articolato album omonimo al secondo pezzo. Si termina quindi con Fusion of Sense & Earth che è originaria del poliedrico Ruun. Grutle presenta tutti i suoi compagni con cui scherza volentieri ed esce di scena davanti a degli spettatori che sono purtroppo assai meno numerosi rispetto a ieri di fronte a un gruppo di tale livello.

Le esibizioni sull’Underground Stage si chiudono con i Kanseil. Il gruppo di Fregona si è fatto conoscere in provincia di Bergamo con due apparizioni consecutive al Malpaga Folk & Metal Sound Festival e oggi sembra ancora motivato per la sua esibizione più ambiziosa. Il breve set di stampo Death Metal nordico e commistionato a sonorità Folk è incentrato quasi interamente sul primo cd Doin Arde grazie a Ciada Delamis, Vajont e Panevin. È un peccato per i suoni che sono stati calibrati in modo purtroppo pessimo. A un certo punto la cornamusa di Luca Zanchettin emette un suono talmente alto di volume che tutti gli spettatori si coprono le orecchie con le mani e contestano il lavoro dei fonici.

Infine la scena è tutta per i Korpiklaani. La band con base a Lahti ha già avuto il piacere e la fortuna di fare da headliner al Fosch Fest 2011 che ha registrato un numero di presenze mai visto finora (plausibilmente attorno alle 6000/7000, ndr). Oggi Jonne Järvelä e i suoi soci appaiono più sobri nel vestiario e nella musica suonata e forse meno nella salute rovinata con birre e vino a gogo prima e dopo ogni concerto. I fan italiani e accorsi dall’estero hanno semplicemente voglia di ballare e di divertirsi in totale spensieratezza con brani come Rauta e le acclamatissime closing track di Vodka e di Beer Beer. La soluzione musicale della band finlandese è tanto elementare quanto di successo. E forse per questo essa è rimasta pressoché immutata lungo la ormai lunga cronologia dei dischi registrati e lo storico delle esibizioni live come le due tenute qui a Bagnatica. Si tratta infatti di un Folk Metal tutto incentrato su tarantelle e melodie catchy per la gioia di un pubblico appassionato che si allontana lentamente dall’arena stanco dal divertimento.

KORPIKLAANI - SETLIST:

  1. Intro + Viinamäen Mies
  2. Journey Man
  3. Pilli On Pajusta Tehty
  4. Erämaan Árjyt
  5. Lempo
  6. Sahti
  7. Ruumiinmultaa
  8. Kultanainen
  9. Ámmänhauta
  10. Metsämies
  11. Rauta
  12. Kylästä Keväinen Kehto
  13. Wooden Pints
    Encore:
  14. Vodka
  15. Beer Beer
Andrea Bosio
Author: Andrea Bosio
Strenuo fan del metal underground italiano e straniero, sempre in cerca di nuove band da ascoltare e conoscere di persona ai live. Dal 2012, racconta i festival a cui partecipa su IronFolks.