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Negli ultimi anni, più volte mi sono trovato a parlare con musicisti e addetti ai lavori dell’eccesso di offerta musicale dovuto all’esplosione di Internet. YouTube, Bandcamp, SpotifyiTunes e un’infinità di siti e piattaforme hanno permesso a chiunque di mostrare al mondo la propria musica, causando però una paradossale saturazione che rende sempre più difficile individuare gli artisti realmente validi. Come dico abitualmente, per trovare qualcosa di buono bisogna inciamparci. Ma quando capita, la soddisfazione è davvero tanta.

Ad esempio, è capitato nel momento in cui ho ascoltato per la prima volta i bielorussi Irdorath, precisamente il giorno successivo alla conferma della loro presenza sul palco dell’edizione 2017 di Strigarium - l’evento pagano organizzato a Costa Volpino (BG) dall’associazione culturale La Gufaia Aldilà del Cancello - per diretta voce delle organizzatrici (a proposito: infinite grazie a Stefania e a Silvia). Mi aveva incuriosito la scelta di una band proveniente da un Paese con una scena varia ma poco presente al di fuori dei confini nazionali, ed è bastato poco perché mi convincessi della validità di un progetto in grado di arricchire sonorità legate ad antiche tradizioni con un approccio moderno, il tutto concentrato in una coinvolgente proposta musicale che ho voluto approfondire insieme ai suoi artefici, ovvero Nadezhda e Vladimir, fondatori del gruppo con base a Minsk.

Ho trovato qualche difficoltà nel reperire informazioni sulla vostra band, soprattutto perché molto del materiale reperibile in Rete è in tedesco, lingua purtroppo a me sconosciuta. Quindi, potete introdurre gli Irdorath ai nostri lettori?

Gli Irdorath sono una band fantasy folk proveniente dalla Bielorussia. Il progetto esiste da circa sei anni e in questo tempo abbiamo pubblicato due album (Ad Astra, nel 2012, e Dreamcatcher, nel 2015), due video (As Bas e Adde Duas) e suonato un’infinità di concerti, fra cui vogliamo citare quello al Wild Mint - il più grande world music festival russo - e quello al Wave Gotik Treffen di Lipsia, uno dei più importanti festival europei.

Descrivete la vostra musica come «Fantasy Folk»: cosa intendete con questa definizione?

Da una parte suoniamo musica medioevale con strumenti folk (cornamusa, ghironda, didgeridoo, bouzouki…), utilizziamo tecniche di canto tradizionali e prendiamo ispirazione da antiche culture (slava, europea, balcanica…); dall’altro lato, però, non proponiamo alcuna ricostruzione di musica antica, ma componiamo la nostra musica utilizzando elementi legati alla tradizione, mescolando stili differenti e aggiungendo un po’ di progressive. In pratica, creiamo il mondo di Irdorath e lo riempiamo con echi della realtà.

Fra i vostri testi si trovano liriche appartenenti alla tradizione di diverse culture europee, composizioni provenienti dal Medio Evo ed estratti dai Carmina Burana: cosa ha motivato una simile scelta? E quanto è difficile il lavoro di ricerca e adattamento di questi testi alla vostra musica?

Abbiamo sempre considerato i Carmina Burana come un «masterpiece» del pensiero medioevale. Siamo affascinati dal fatto che molti secoli fa l’umanità avesse la stessa morale e si ponesse le stesse domande di oggi. Ed è stato meraviglioso scoprire queste cose visitando il monastero dove i Carmina Burana sono stati rinvenuti, così come con grande piacere abbiamo tratto due testi per i nostri brani Adde Duas e Cypridis In Voto.

State lavorando al nuovo album: potete anticipare qualcosa dei suoi contenuti? E, soprattutto, continuerà l’evoluzione artistica che ha arricchito le radici folk di Ad Astra con l’approccio quasi «pop» di Dreamcatcher? Lo chiedo perché brani come Tam Nitko, Tango e la stesa Dreamcatcher hanno a mio avviso le potenzialità per imporsi come singoli anche nel circuito mainstream; e Adde Duas è un capolavoro!

Il nuovo album sarà… selvaggio! A volte selvaggiamente energico, altre selvaggiamente divertente, altre ancora selvaggiamente aggressivo, ma sempre in grado di suscitare emozione. È musica nata andando verso un sogno, che riflette la follia del coraggio, la gioia delle vittorie e il dolore delle sconfitte. In questo album ci addentreremo a fondo nelle nostre radici pagane slave, ma più per trasmettere certe atmosfere che come tematica centrale. Ci saranno quattro canzoni in bielorusso, tre in inglese, alcuni strumentali e Adde Duas come bonus track, visto che non abbiamo potuto inserirla in Dreamcatcher. L’uscita è prevista verso la fine dell’estate, ma sicuramente pubblicheremo qualche anticipazione su Internet.

È dall’inizio degli anni ’80 che la scena bielorussa offre numerosi gruppi che, seppur in un ambito limitato, spaziano fra generi alquanto differenti fra loro (dall’ambient al folk, dal rock al metal): come considerate l’attuale panorama musicale nella vostra nazione?

La Bielorussia è un paese con solo nove milioni di abitanti. Non abbiamo un gran numero di festival tematici, e in questo senso la scena folk non è molto sviluppata. Ma i nostri confini si affacciano sui Paesi baltici, sulla Polonia, sull’Ucraina e sulla Russia, terre ognuna delle quali con la propria influenza ha contribuito a creare una grande varietà nella musica folk, determinando la nascita di molte band davvero interessanti.

Lo scorso anno avete fatto parte del bill del Wave Gotik Treffen: cosa significa per una band con due soli album all’attivo suonare in uno dei maggiori festival mondiali?

La risposta è ovvia: siamo stati felicissimi! Siamo grati agli organizzatori che ci hanno invitati dandoci l’opportunità di suonare la nostra musica davanti a un nuovo pubblico. Siamo rimasti scioccati dalla qualità e dalla libertà artistica di quel festival! Abbiamo dato il massimo nei due concerti che abbiamo tenuto, riscontrando critiche molto positive. E siamo sicuri che ci torneremo.

Il concerto a Strigarium sarà la vostra prima esibizione in Italia: cosa vi aspettate dal pubblico tricolore?

Non avendo mai suonato prima nel vostro Paese, per noi si tratterà di una molteplice scoperta. Come funzionano i festival in Italia? Quale sarà l’atmosfera? E il pubblico? In che modo lavora l’organizzazione? Tutti questi sono grandi misteri per noi! Ma non ci preoccupiamo del fatto di non essere «capiti», perché la musica è il linguaggio universale delle anime degli uomini. Siamo impazienti di compiere questo viaggio e non vediamo l’ora di arrivare. Siamo certi che Strigarium sarà un evento memorabile per noi.

Grazie per la disponibilità e… arrivederci a Strigarium!

Grazie a te per le ottime domande. Ci vediamo al festival!

Luca Morzenti
Nato e cresciuto a Milano quando ancora c’erano i telefoni a gettone, ma residente da tempo in provincia di Brescia, ha esplorato l’universo musicale in ogni suo remoto angolo, dapprima come spettatore e successivamente come musicista, fonico, tecnico luci, promoter e road manager, fino all’attuale ruolo di giornalista/reporter. Collabora con riviste locali e nazionali scrivendo - oltre che di musica - di sport, letteratura, tecnologia e attualità. Quando non scrive, legge (almeno due libri a settimana), si diletta come correttore di bozze di libri non sempre entusiasmanti, scrive testi per musicisti di (in)dubbio valore e guarda qualsiasi partita di hockey su ghiaccio riesca a trovare in tv o sul web.