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Hell's Guardian, 2015

Nel sempre più vasto panorama musicale comunemente chiamato «folk», da tempo ormai estesosi ben oltre i confini della tradizionale musica folclorica, i tedeschi Faun rappresentano una delle punte di diamante della scena mondiale, una posizione consolidata in quasi quindici anni di carriera riassunti in otto album in studio, un live, due dvd e un'intensissima attività dal vivo (più di 800 concerti!), oltre ad un contratto con la major discografica Universal, a dimostrare una crescita artistica che ha portato la band ad arricchire le proprie sonorità con l'inserimento di elementi elettronici integrando una struttura saldamente ancorata alla musica antica, proposta evidentemente apprezzata tanto in patria (due loro dischi sono entrati nella top 10 di vendita in Germania) che nel resto del mondo. Questa dimensione planetaria porta i Faun a suonare prevalentemente nei più grandi festival mondiali, ma proprio una settimana prima della loro ennesima partecipazione ad uno dei più importanti di questi raduni, ovvero il Wave Gotik Treffen di Lipsia, la formazione germanica parteciperà alla settima edizione di Strigarium, l'evento organizzato dall'associazione culturale La Gufaia Aldilà del Cancello in programma fra il 6 e l'8 maggio prossimi nell'inedita location della località Bersaglio di Costa Volpino, dove nella serata di sabato 8 potremo ammirare sul palco Fiona Ruggeberg, Stephan Groth, Katja Moslehner, Rudiger Maul, Niel Mitra e Oliver S. Tyr, cantante e fondatore (ma non solo) della band, che abbiamo avuto l'opportunità di contattare in vista dell'evento che idealmente inaugura la stagione musicale estiva.

Ogni nazione vanta una propria tipica musica folk, ma nel corso degli anni questa peculiarità ha perso importanza, una decadenza dovuta alla generale perdita di interesse verso le radici e le tradizioni dei popoli, specialmente fra le giovani generazioni: cosa significa, nel 2016, portare avanti un messaggio artistico e culturale come il vostro?

Ci può essere stato un calo di interesse per la musica folk e le radici culturali, specialmente nel circuito dei media più mainstream, ma fortunatamente io vivo in un mondo diverso. Da molti anni i Faun viaggiano tra festival folk e mercati medioevali che rappresentano una diffusa sottocultura, e noi facciamo parte di questa sottocultura. Cantiamo canzoni sui miti e le credenze dei nostri antenati e riscontriamo un sempre maggiore interesse per queste tematiche.

Nei vostri brani è possibile trovare il suono di antichi strumenti e testi in differenti lingue: quanto è forte per voi il legame con le antiche culture europee?

È molto forte. Sono le radici della nostra musica. Per noi l'ispirazione può venire da una melodia celtica, da un testo dell'antica Roma o da un poema runico dell'epoca vichinga. Cerchiamo di trovare fonti che abbiano una certa magia e proviamo a farle rivivere attraverso la nostra musica.

In questi anni avete suonato in importanti festival - come il M'era Luna o il Wave Gotik Treffen - insieme a gruppi molto distanti da voi per suono, immagine e messaggio: come vi sentite nel dividere il palco con artisti così diversi? E cosa potete dirmi della reazione del pubblico?

Siamo molto felici che in questi grandi festival ci sia ancora un forte interesse per il nostro tipo di folk music. Ma possiamo contare su differenti set per i nostri concerti: può capitarci di suonare ballads per un pubblico che assiste seduto in platea, con arpe celtiche e altri strumenti simili, ma se andiamo a un grande rock festival suoniamo su ritmi decisamente più elevati, con molte percussioni e driving beats.

Da Zaubersprüche a Luna i Faun hanno consolidato un'identità artistica davvero unica: quanto è stato duro, in questi 14 anni, il lavoro per raggiungere questo obiettivo, precluso a gran parte dei musicisti?

Non abbiamo mai fatto programmi molto lunghi, né tantomeno costruiti per puntare a un grande successo. Abbiamo semplicemente seguito la nostra ispirazione. Ma in qualche caso è stata davvero dura, come ad esempio quando abbiamo iniziato a introdurre elementi di elettronica o quando abbiamo lavorato per la prima volta con una casa discografica. Ma non crediamo nella fortuna, o nel destino, anche se quando qualcosa ti ispira realmente, in quanto artista, devi seguire quella strada.

La vostra visione di folk music preserva una specie di «ortodossia» nel suono e nelle tematiche, mantenendo una certa distanza dall'approccio elettronico di band come i Qntal o dalle influenze metal di In Extremo o Subway To Sally: avete mai considerato la possibilità di orientare il vostro suono in una differente direzione?

Abbiamo sempre trattato temi differenti nei nostri album. Per esempio, Buch der Balladen è un disco acustico incentrato sullo storytelling, mentre Eden è un lavoro più prossimo alla world music. A volte ci piace sperimentare con influenze musicali diverse o collaborando con altri musicisti, ma in tutti questi anni abbiamo trovato il nostro suono e vi rimarremo fedeli, almeno fino a un certo punto.

Lo scorso anno, sempre in occasione di Strigarium, ho avuto l'opportunità di intervistare gli ungheresi The Moon And The Nightspirit, chiedendo loro, fra l'altro, della spiritualità presente nelle loro canzoni. Vorrei quindi chiedere anche a voi: quanto è importante la spiritualità nella vostra musica? E come si rapporta questa spiritualità rispetto all'era moderna, in cui il materialismo sembra avere cancellato ogni espressione dello spirito?

Creare musica, e specialmente cantare, è sempre un processo spirituale, perché proprio come un mago (nell'accezione mistica del termine, non nel senso di «prestigiatore», ndr) riesci a far sì che qualcosa si manifesti dal nulla. Abbiamo un fortissimo legame con la natura, ma anche con i miti dell'antichità, e crediamo fortemente che sia importante rimanere in contatto con entrambi: osservare il mondo attraverso i miti e le leggende ti permette di incontrare una realtà che è ancora viva, e solo con questo atteggiamento potremo avere il giusto rispetto per il mondo in cui viviamo.

Il vostro ultimo album, Luna, è datato 2014: state lavorando a nuove canzoni per il suo successore?

Sì. Siamo stati molto occupati durante lo scorso inverno, lavorando su un nuovo album che ci ha portati in un viaggio musicale nel Nord: ci siamo concentrati sulla musica celtica, ma allo stesso tempo sull'antica musica della Scandinavia, la musica dei Vichinghi. E posso dirti che quasi sicuramente il nuovo disco uscirà il prossimo agosto.

Il concerto di Costa Volpino sarà la vostra unica esibizione in Italia per quest'anno: cosa vi aspettate dai fans italiani?

È davvero molto tempo che non suoniamo in Italia, e siamo veramente felici di poterci ritornare. I nostri ultimi concerti qui sono stati sempre un piacere e abbiamo semplicemente amato il pubblico italiano, che saremo felici di incontrare nuovamente a Strigarium.

Luca Morzenti
Nato e cresciuto a Milano quando ancora c’erano i telefoni a gettone, ma residente da tempo in provincia di Brescia, ha esplorato l’universo musicale in ogni suo remoto angolo, dapprima come spettatore e successivamente come musicista, fonico, tecnico luci, promoter e road manager, fino all’attuale ruolo di giornalista/reporter. Collabora con riviste locali e nazionali scrivendo - oltre che di musica - di sport, letteratura, tecnologia e attualità. Quando non scrive, legge (almeno due libri a settimana), si diletta come correttore di bozze di libri non sempre entusiasmanti, scrive testi per musicisti di (in)dubbio valore e guarda qualsiasi partita di hockey su ghiaccio riesca a trovare in tv o sul web.