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ETICHETTA: Tradecraft Records

CITTÀ: Los Angeles

GENERE: Thrash Metal

LINE UP:

  • Dave Mustaine (voce e chitarra solista)
  • Dave Effefson (basso)
  • Kiko Loureiro (chitarra solista)
  • Chris Adler (batteria)

Dopo quello scempio di Super Collider fin troppi fan di Mustaine disperavano sulle sorti del combo, soprattutto in seguito alla rumorosa dipartita di Broderick e Drover. E fu così che partì un toto-formazione per capire quali musicisti avrebbero sostituito i due: la speranza di una reunion con i membri storici Friedman e Menza, video misteriosi in sala prove, smentite, mezze conferme, altre smentite, voci di corridoio, e infine l’ufficializzazione della nuova formazione.

Per la realizzazione del quindicesimo lavoro in studio il nostro Dave è andato a scomodare niente meno che Chris Adler dei Lamb of God e Kiko Loureiro degli Angra, due figure d’eccellenza nella scena, la cui particolare scelta si è rivelata un’intuizione brillante. Se Adler si è sempre distinto in quanto batterista massiccio e preciso nel suo gruppo originario, il tocco di Loureiro è potente e personale; il brasiliano non si è infatti risparmiato, apportando sia al riffing che alla sezione solista una significativa influenza groovy. Era dal miracoloso Endgame infatti che i Megadeth non potevano vantare un comparto ritmico così imponente.

Dystopia è un album costruito su riff immediati che non possono fare a meno di far muovere la testa all’ascoltatore, l’elemento vincente del disco è l’ottimo connubio tra sfuriate old school ed elementi moderni. Il riffing dei Megadeth non è mai stato così groovy, basti pensare all’opener The Threat is Real, o al singolo di lancio Fatal Illusion, nella quale si denotano persino influenze funky. Il platter è concepito per essere compatto ma vario, il songwriting volto a valorizzare l’impatto e l’immediatezza, anche tramite refrain anthemici come quelli di Bullet to the Brain e Death From Within. La struttura stessa delle canzoni non è da dare per scontata, Mustaine ha infatti alternato brani dalla classica alternanza strofa-refrain, a soluzioni compositive riconducibili ai primi quattro lavori, vedere Fatal Illusion e Lying in State: pezzi basati su una struttura non canonica, ma di assoluto effetto, in cui l’incedere ritmico è continuo e la tensione non cala mai, in forza di riff granitici e vocals taglienti. Probabilmente il brano in cui i nostri hanno osato di più è il mid tempo Poisoned Shadows, una canzone particolare nella quale il drumming moderno di Adler risulta fondamentale, l’approccio orchestrale risulta una sorpresa inedita, e l’arrangiamento di piano eseguito da Loureiro posto in chiusura si rivela un dettaglio di valore, che denota ancora una volta la varietà dei ruoli e la capacità inventiva del nuovo membro. Quasi tutto l’album si attesta su livelli d’eccellenza, in particolare vanno al podio Lying in State, senza dubbio il miglior pezzo dai tempi di Endgame; la granitica Death From Within, e infine la modernissima Bullet to the Brain, il cui riffing per certi versi richiama addirittura il groove efferato dei Pantera di I’m Broken. Sarebbe stato bello se non ci fosse stato quel “quasi”, tuttavia Dystopia pecca per qualche nota dolente: La title track per quanto contenga alcuni riff spettacolari, prende vita solo sul finale, il brano è dotato infatti di un intro fin troppo disteso, e di un ritornello insipido e innocuo; mentre The Emperor è un pezzo al limite dell’hard rock, che mal si integra nell’organicità del disco, ed essendo purtroppo posto sul finire del lavoro, rappresenta un significativo calo di tensione che va a penalizzare l’insieme. La trascinante e conclusiva cover di Foreign Policy dei Fear risolleva il morale, ma l’ingenuità della traccia precedente rimane un boccone amaro che ci fa gridare al capolavoro mancato. Una riflessione sorge spontanea sapendo dell’esistenza di alcune bonus track: per chi scrive infatti, se The Emperor fosse stata sostituita con l’ottima Look Who’s Talking, contenuta solamente nell’edizione speciale di Dystopia, avremmo tra le mani il miglior disco dei Megadeth dai tempi di Rust in Peace. A questo punto possiamo solamente auspicare che Mustaine e soci continuino di questo passo, sperando che dopo questo ottimo album i nostri riescano a sfornare un vero capolavoro. Se nel 2009 era stato compiuto un vero e proprio miracolo con il grandioso Endgame, Dystopia è lo scatto d’orgoglio con cui Dave dimostra al mondo di essere ancora capace di ruggire, infuocando la scena con un disco fortissimo.

Avanti così.

TRACKLIST:

  1. The Threat Is Real 4'22"
  2. Dystopia 4'59"
  3. Fatal Illusion 4'15"
  4. Death from Within 4'47"
  5. Bullet to the Brain 4'29"
  6. Post American World 4'25"
  7. Poisonous Shadows 6'02"
  8. Conquer or Die! 3'33"
  9. Lying in State 3'34"
  10. The Emperor 3'52"
  11. Foreign Policy 2'28"
Paolo Ferrari
Si vola

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