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Di notte presso il campo tende si odono cori alpini, risate a crepapelle e si continua a fare baldoria bevendo birra e idromele. Di primo pomeriggio arriva una nuova schiera di metallers che sono stati attratti dai nomi dei Kampfar e dei Carcass in cima al bill di oggi.

Inizia quindi la seconda giornata del Fosch Fest, e si fa subito sul serio.

Presto salgono sul palco i Veratrum , che combinano il cantato gutturale di Haiwas assieme ai riff tetri di Rimmon e alle martellate della batteria di Sabnok. Il risultato raggiunto da Sangue e Un Canto è una commistione tra Death americano e Black-Death scandinavo che riesce a scuotere i primi fan presenti.

Si procede con i Methedras. La band è reduce da un tour al seguito degli Overkill e mette in risalto le tracce prese dal recente System Subversion, come Deathocracy, You Got It e Brawl. L’evoluzione della Killing Machine brianzola parte da un Thrash di reminiscenza Bay Area e termina con un Thrash-Death che è capace di scatenare gli headbangers più accaniti grazie ai riff tirati di Daniele e alle linee incalzanti del basso di Andrea. Le voci escono più aggressive e gravi grazie al contributo di Tito che ha sostituito lo storico Claudio.

Il Fosch Fest rientra nei canoni del Folk Metal con i Finsterforst. La critica ha accostato la Foresta Nera tedesca al Black Metal che viene suonato dai Moonsorrow, ma i teutonici preferiscono tuttavia discostarsi dalle sfumature Progressive Metal e avvicinarsi alle ritmiche più ballabili del Folk Metal grazie al ruolo che viene giocato dalla tastiera di Sebastian e dalla fisarmonica di Johannes durante le canzoni Mach Dich Frei, Nicht als Asche e Lauf der Welt. I Finsterforst si presentano vestiti con delle camicie imbrattate di fango e dimostrano una gran voglia di divertirsi col pubblico anche dopo lo show.

È tempo per il ritorno degli Heidevolk. A distanza di tre anni dal Gods of Folk di Mantova, la line-up olandese freme dall’impazienza di reincontrarsi con tutti gli amici che si sono stipati sotto le transenne. Il set riserva spazio ai brani Folk dell’evocativo Uit Oude Grond come Nehalennia e Ostara e introduce alcuni pezzi tratti dall’ultimo sforzo discografico Velua al pari di Winter Woede e Urth. L’idea è che la band si sia mossa in direzione più Heavy sottolineando i riff di chitarra e i colpi di batteria. Il bassista Rowan è il trascinatore e si diverte a riprendere col cellulare la folla che urla “DONAR!” durante il ritornello di Dondergod. L’esibizione si chiude con la richiestissima Vulgaris Magistralis.

I Kampfar varcano il confine italiano per la prima volta. Le canzoni dell’ultimo cd, Djevelmakt, provano che i norvegesi coltivano ancora la passione di dipingere degli scenari cupi Black Metal contornati da leggeri sprazzi Folk. Così, i pezzi Mylder, Swarm Norvegicus e Our Hounds, Our Legion ritrovano le urla di un Dolk che si conferma in gran forma alla voce. E i riff di Ole, reclutato dal gruppo Progressive-Black Metal Emancer, rendono giustizia allo storico e ex membro-fondatore Thomas. Nel frattempo inizia a piovere su Bagnatica, ma i fan non mollano e spingono i Kampfar a dare il meglio con i loro incitamenti.

Gli Arkona si ripresentano al Fosch Fest dopo il successo che hanno ottenuto durante l’edizione del 2012. Il quintetto prepara lo show con gli stessi cura e rigore dello spirito russo che trapela da Ot Serdtsa K Nebu, dall’acclamata Goi, Rode, Goi! e dalla solenne Slavsa Rus. Masha “Scream” è l’indiscussa leader della band ed è capace di spaziare dall’impostazione canora di tipo melodico a quella in growl/scream con grande facilità. D’altro canto, Vladimir "Volk" esegue un gran lavoro nel suonare i diversi strumenti dell’etnia moscovita.

Il festival esplode con l’entrata in scena degli headliner Carcass. Quando un genio di nome Bill Steel ha incontrato negli anni ‘80 un mostro come Jeff Walker è nato il primo Grindcore/Death Metal che decanta la malsanità della putrescenza cadaverica e la malattia della vivisezione umana. Un decennio più tardi la formazione originaria di Liverpool ha deciso di anticipare con l’album Heartwork una corrente che si è poi rivelata fondamentale per l’intero panorama Heavy Metal: il Death-Melodico. Dopo una pausa discografica di oltre diciassette anni, i Carcass sono ritornati sulle scene pubblicando un album come Surgical Steel che sintetizza puntualmente la parabola stilistica dell’armata britannica.

Oggi a Bagnatica le tre fasi di decomposizione della carcassa riprendono il loro corso con una setlist micidiale che parte dalle acide Reek of Putrefaction, Exhume to Consume e Corporal Jigsore Quandary, prosegue con le più studiate Buried Dreams, No Love Lost e Heartwork e termina con le granitiche Unfit for Human Consumption, Captive Bolt Pistol e A Congealed Clot of Blood. Da un punto di vista tecnico, Bill Steer esegue un guitarwork che risuona violento e lacerante. E Jeff Walker spinge le corde vocali per alternare lo scream e il growl con il suo stile peculiare. Un meritato applauso va infine a Daniel Wilding, proveniente dal Brutal-Death degli Aborted e dal Technical-Death dei Trigger the Bloodshed, i quale tiene i blast beat rullante-charleston con la stessa grinta di un maestro del livello di Ken Owen.

Carcass’s Setlist:

  1. Intro: 1985
  2. Unfit for Human Consumption
  3. Buried Dreams
  4. Incarnated Solvent Abuse
  5. The Granulating Dark Satanic Mills
  6. Cadaver Pouch Conveyor System
  7. Captive Bolt Pistol
  8. Noncompliance to ASTM F 899-12 Standard / This Mortal Coil
  9. No Love Lost
  10. Exhume to Consume
  11. Reek of Putrefaction
  12. Blackstar / Keep on Rotting in the Free World
  13. Corporeal Jigsore Quandary / Forensic Clinicism – The Sanguine Article
  14. Ruptured in Purulence / Heartwork
  15. Outro: 1985

P. S.: Ironfolks ringrazia i fan Salvatore Diego Pappardello, Roberto Fois e Federico Rota per averci gentilmente procurato la setlist dei Carcass.

Andrea Bosio
Author: Andrea Bosio
Strenuo fan del metal underground italiano e straniero, sempre in cerca di nuove band da ascoltare e conoscere di persona ai live. Dal 2012, racconta i festival a cui partecipa su IronFolks.